Nel giorno della marmotta di Milanello tutto si replica identico a se stesso. Mercato sbagliato, direttori sportivi che vanno e che vengono, allenatori poco incisivi e rosa altamente incompleta. Se il problema fosse solo trovare un colpevole sarebbe di facile risoluzione, ma gli ultimi anni raccontano altro, raccontano di errori che si sommano e di decisioni che rimangiano in un amen, di risultati che non arrivano e di investimenti che non producono il profitto immaginato. Pensiamo a Gonçalo Ramos, l'acquisto più oneroso della lunga storia rossonera. Avrebbe dovuto cambiare il volto al Milan e invece, dopo sei giornate, è già in cima alla lista degli imputati. E allora è chiaro che anche Gerry Cardinale cominci a non digerire più questo lento scivolare nella mediocrità. Da Reggio Emilia, dopo il pareggio con il Sassuolo, il numero uno del club è venuto via abbacchiato se non proprio furioso. E ha chiesto a tutti, com'è logico che sia, un pronto e deciso cambio di rotta. Già, ma come?
Per risolvere il problema più grande, quello di una rosa incompleta e poco profonda, bisogna aspettare gennaio e magari, nel frattempo, fare un passo indietro alla voce direttore sportivo e affidare la costruzione della squadra a mani più esperte. In questi giorni si è parlato di Benatia, ma fin qui le voci sono rimaste tali. E' però evidente, specie con i brutti infortuni di Saelemaekers e Gabbia, che qualcosa manchi davvero. Non solo un centravanti alternativo a Ramos (è stato davvero corretto lasciar partire Santi Gimenez?), ma sicuramente un difensore centrale (e intanto andrebbe reintegrato a tutti gli effetti Tomori) e un esterno sinistro migliore di Estupinan.
Poi, visto che da qui a gennaio ci si gioca già una buona parte di stagione, sarà Amorim a dover dare un senso a una squadra che, in questo momento, un senso non ce l'ha. Il gioco promesso, fatto di pressing alto e letture preventive, è fin qui al massimo un'ipotesi. La palla sembra invece girare sempre molto lentamente, spesso in orizzontale quando non all'indietro, e senza possibilità di verticalizzare in spazi che nessuno va a occupare. Di qui la necessità di Ramos di abbassarsi per provare a legare i reparti ma anche il conseguente svuotamento di un'area che invece andrebbe riempita con l'inserimento dei centrocampisti. Altro problema evidente: chi ha le caratteristiche per entrare oltre a Rabiot?
Servirebbe tempo, come per ogni squadra rivoluzionata, ma di tempo non ce n'è. C'è, anzi, un calendario che da qui alla prossima sosta è serrato e complicato: Salisburgo, Bournemouth e Ferencvaros in Europa League, con la stretta necessità di accumulare punti buoni a entrare nelle prime otto, e Atalanta, Udinese, Bologna, Inter e Genoa in campionato, dove le prime stanno già scappando e la zona Champions resta lontana. L'efficienza tutta americana potrebbe portare a nuovi ribaltoni e a decisioni anche drastiche. Make Milan Great Again è più un claim che un progetto. Ma se si arrabbia anche Cardinale rischiano di essere guai grossi per tutti.