Gaucci shock: "Se fai l'arbitro hai dei problemi'". L'Aia tuona: "Parole inaccettabili"

© Foto da web

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"Già devi avere qualche problema nella vita se fai l'arbitro secondo me, ma adesso mi hanno rotto davvero le scatole". Le dichiarazioni shock di Alessandro Gaucci, figlio di Luciano e attuale presidente del Perugia, al termine della partita persa in casa contro il Vado nel campionato di Serie C, hanno scatenato una dura presa di posizione da parte dell'Aia. "Le parole pronunciate sono inaccettabili e superano ogni limite della legittima critica sportiva. Insultare gli ufficiali di gara, attribuire loro malafede e denigrare chi sceglie di fare l'arbitro significa ledere la dignità delle persone e dell'intera categoria - ha sottolineato il presidente dell'Associazione Italiana Arbitri Francesco Massini - Chi ricopre un ruolo dirigenziale ha una responsabilità precisa: contribuire a una cultura sportiva fondata sul rispetto. Dichiarazioni di questo tenore alimentano un clima di ostilità non solo verso gli arbitri, ma nell'intero mondo del calcio, compromettendo quei valori di lealtà e rispetto che devono accomunare tutte le sue componenti. Contrastare la violenza verbale e fisica deve essere un impegno condiviso. L'Aia è al fianco degli ufficiali di gara coinvolti e di tutti gli arbitri che, ogni giorno, svolgono il proprio compito con passione, serietà e senso di responsabilità". "Le dichiarazioni e la relativa documentazione sono state trasmesse agli organi competenti per le opportune valutazioni atte a tutelare l'Aia in tutte le sedi, nessuna esclusa", fa sapere l'Associazione Italiana Arbitri. 

Nel suo sfogo nel post partita Gaucci se l'è presa con l'arbitro Vincenzi di Bologna. "Quello che ho visto oggi non l'ho visto da nessuna parte, un arbitro così non può essere in buona fede - ha attaccato - A me non frega niente, mi dessero 100 anni di squalifica, ma io dico quello che penso. Uno scarso così non potrebbe arbitrare nemmeno i pulcini, ma quelli dentro il pollaio. Io devo pensare se rimanere qui o andarmene di nuovo, perché forse sono io quello che dà fastidio, il nome della mia famiglia può andare ancora fastidio, perche è così".