CHAMPIONS LEAGUE

Il Napoli deve ripartire da quei primi 10' fatti bene, ma Allegri si preoccupi per il calo fisico

Non solo un black-out mentale quello dei suoi giocatori, nel secondo tempo non sono bastati nemmeno i cambi

di Enzo Palladini

Dieci minuti sono nulla in una partita di calcio. Considerando i lunghi recuperi, sono il 10% dell'evento. Però possono essere una base di partenza per lavorarci sopra. Non è facile riprendersi dopo una sconfitta pesante come quella subita sul campo del Villarreal, però Max Allegri può utilizzare quell'inizio per far capire ai suoi giocatori cosa vuole da loro. In quel primo spicchio di gara, molti degli azzurri in campo hanno fatto esattamente quello che ci si aspettava da loro, soprattutto Rrahmani e De Bruyne, i due che hanno il piglio del leader, ognuno a modo proprio. Qualche segnale di ripresa da parte di McTominay, un bel recupero di Badiashile: sembrava tutto sotto controllo. Discreti anche i dieci minuti successivi, tutto sommato. 

Poi il buio è stato totale. Un crollo (nel secondo tempo anche fisico) partito dal black-out di Politano (retropassaggio completamente sbagliato per l'1-1 di Mikautadze) e proseguito con tutta la squadra a rimorchio. Il Napoli è praticamente finito lì. A un certo punto, De Bruyne, in mezzo al campo, chiedeva agli esterni di salire un po' di più. Ma non c'era verso di raddrizzare la situazione. Hojlund, come spesso è accaduto in questo inizio di stagione, è rimasto isolato dal resto della squadra e nonostante questo ha provato a rendersi pericoloso. Giovane ha provato a svolgere il compito richiesto, ma non è certo un giocatore in grado di svolgere le due fasi del gioco con la stessa efficacia. In mezzo al campo, Gilmour non ha la stessa personalità di Lobotka e non lo salva certo il tocco felpato da cui è scaturito il gol del vantaggio azzurro segnato da Rrahmani. McTominay è tornato in campo dopo l'operazione al cuore ma è molto indietro dal punto di vista della condizione. 

Alcuni dei problemi del Napoli sembravano risolti con la vittoria ottenuta contro il Frosinone. Si era visto l'atteggiamento giusto contro una squadra caratterizzata dal grande ritmo. Ma tutto il bene che si era visto, è scomparso in tre giorni. Il Napoli osservato in Spagna era una copia sbiadita di quello che ha battuto la squadra di Alvini, ma soprattutto è crollato nel secondo tempo dal punto di vista fisico nonostante qualche cambio importante. Che fosse una squadra poco portata ad alzare il baricentro e a portare molti giocatori in area avversaria era risaputo, è insito nella filosofia di Allegri. Ma quel crollo fisico deve essere il vero campanello d'allarme, perché la stagione è molto lunga e spessissimo capiteranno partite ravvicinate. 

In Champions dunque il Napoli è fermo a quota zero (come l'Inter del resto) e il cammino diventa sempre più difficile. Nella scorsa stagione arrivò una clamorosa eliminazione nella fase a girone, senza passare per i playoff. Quest'anno l'obiettivo deve essere fare (almeno) qualcosa di meglio. L'anno scorso c'era un capro espiatorio, Antonio Conte, al quale da sempre è appiccicata l'etichetta di "fenomeno in campionato e modesto in Europa". Ora Conte non c'è più su quella panchina, c'è Allegri che in passato si è fatto valere anche in Champions League. La situazione non sembra molto cambiata. Per fortuna c'è ancora tempo per rimediare.