L'industria automobilistica europea è con l'acqua alla gola e non ha più tempo da perdere. Il messaggio lanciato dal numero uno del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, durante un evento a margine del Salone dell'Auto di Parigi, ha il sapore di un ultimatum rivolto direttamente ai vertici della Politica europea. L'insegna del "business as usual" è definitivamente tramontata a causa della concorrenza cinese e di un mercato in profonda ridefinizione.
I tre giganti e l'illusione dell'export
Sotto i riflettori della kermesse parigina, il messaggio di Blume chiama in causa i tre grandi pilastri dell'auto continentale: Volkswagen, Stellantis e Renault. Insieme, questo triumvirato rappresenta oltre il 60% della produzione automobilistica europea, una quota enorme esposta al segmento generalista, dove ai volumi elevati corrispondono tradizionalmente margini di guadagno ridottissimi. "Non possiamo costruire il nostro futuro basandoci esclusivamente sui profitti dell'export", ha ammonito senza mezzi termini il manager tedesco. "Il nostro ecosistema industriale in Europa deve tornare a essere redditizio, solido e competitivo sul campo".
Ristrutturazioni e la minaccia cinese
Le parole di Blume arrivano mentre Wolfsburg attraversa la ristrutturazione più drastica della sua storia, segnata dalla minaccia di chiusura di storici stabilimenti in Germania e da un durissimo scontro con le rappresentanze sindacali sul taglio dei posti di lavoro. Nel frattempo, i costruttori cinesi affollano i padiglioni di Parigi in numeri mai visti prima, spinti dal rallentamento del loro mercato interno e intenti a conquistare l'Europa a colpi di listini ultra-competitivi. La risposta delle case europee passa dall'ennesima carica di novità 100% elettriche ad alto contenuto tecnologico, ma la disparità dei costi industriali rischia di vanificare ogni sforzo commerciale.
Tutelare il "Made in Europe"
La ricetta invocata dal numero uno del colosso tedesco si riassume in una richiesta di pragmatismo normativo. Per evitare di smantellare il tessuto industriale del continente, Volkswagen torna a chiedere a Bruxelles un quadro regolatorio più flessibile e incentivi diretti a sostegno della produzione locale. "Dobbiamo mettere in sicurezza la base industriale europea", la chiusura di Blume. La sfida non è più soltanto quella di vendere auto elettriche, ma di garantire che, a trarne profitto, siano ancora le fabbriche del Vecchio Continente.
Dichiarazioni
Il grido di Volkswagen: "Siamo sotto una enorme pressione"
Tra ristrutturazioni lacrime e sangue e l'ombra dell'avanzata cinese, la richiesta del gruppo tedesco a Bruxelles è chiara: servono incentivi alla produzione locale e regole flessibili per salvare l'industria europea.
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