Tu vuoi fare l’italiano, caro Cesc, ma non è nella tua natura. Il Como è fatto per giocare libero, per creare, per imporre le due idee. La formazione iniziale schierata da Fabregas a Rotterdam non andava in questa direzione. Sulla fascia sinistra l’esterno alto era Kaiki, che ha tecnica brasiliana ma vocazione da terzino (ruolo svolto bene in alternativa ad Alex Valle), in mezzo al campo Perrone e Milla hanno sofferto non poco la fisicità dei ragazzi di Van Bronckhorst. Sommerso di complimenti quando gioca in Italia per la dimensione europea del suo calcio, il Como si è arenato in una secca nella sera in cui ha pensato di comportarsi in maniera un po’ più “italiana” nel senso che si attribuiva una volta a questo termine.
Quella di giocare senza un centravanti vero è invece un’abitudine che Fabregas ha consolidato nel tempo ispirandosi al suo maestro Pep Guardiola. Questo è un espediente che può dare anche ottimi risultati se i meccanismi vengono applicati alla lettera dai giocatori. Quelli del Como non sempre digeriscono questo tipo di lavoro. Nico Paz già in passato ha dimostrato di soffrirlo un po’. Baturina è uno spirito libero in generale. Kaiki in qualche occasione ha partecipato alla rotazione e si è trovato nella posizione di centravanti, senza averne la fisicità. L’assenza di Douvikas si è dunque sentita, perché il greco è un attaccante che si mette al servizio della squadra, che sa suggerire l’uscita giusta dalla propria zona difensiva, un po’ come ha fatto Nacho Ferri nel Feyenoord. Il Como spesso ha svolto bene il primo lavoro di uscita dalla propria zona difensiva, ma poi si è trovato in imbarazzo nello sviluppare la fase successiva per tentare di arrivare al tiro.
Basta osservare quello che la squadra lariana ha prodotto nell’ultima mezz’ora. Douvikas ha tenuto in allarme la difesa avversaria, ha tentato un colpo di testa quasi impossibile, si è mosso come doveva e alla fine ha segnato un gol alla sua maniera, lanciato a rete in una ripartenza. Meglio di così non avrebbe potuto fare.
Certo, il Como è stato anche sfortunato perché l’arma letale, Diao, ha dovuto abbandonare il campo poco dopo aver segnato un gol straordinario. La sua velocità, più delle rotazioni in area avversaria, ha aiutato il Como a uscire dalla propria zona difensiva in quei primi venti minuti, la presenza di un velocista di quel livello ha anche convinto gli olandesi a tenere il baricentro un po’ più basso del normale. Uscito Diao, liberi tutti. Jesus Rodriguez non è la stessa cosa, non è altrettanto devastante negli uno contro uno.
È mancato anche Da Cunha, nella prima ora di gioco. È mancato perché Milla e Perrone sono stati sovrastati dal dinamismo degli avversari. Poi quando il francese è entrato in campo, la squadra ha cambiato registro, ha preso il possesso del campo, ha creato occasioni e dopo la sfortunata autorete di Sanchez ha anche sognato per un paio di minuti grazie al gol di Douvikas. Non è tutto negativo quello che Fabregas si porta a casa dall’Olanda, ma l’idea di snaturare la squadra deve essere oggetto di riflessione.