
Fenerbahce, Inter e Real Madrid: la Roma è sensibile alle rimonte. E continua la maledizione dei big match
Un altro ribaltone subito, questa volta in maniera completa. Il 3-4 subito contro il Real Madrid è l'ennesimo indizio di una tendenza allarmante per la Roma

Per adesso,è la Roma del vorrei ma non posso. O meglio, vorrei... ma non riesco. È questo lo step che deve fare la ciurma di Gasperini per diventare veramente una big. La squadra è innegabilmente in completa sintonia con Gasperini e la sua idea di calcio. Applicazione e intensità sono le parole chiave del gruppo giallorosso, perfettamente immagazzinate da Dybala a Mancini passando per Soulé a De Roon. Ma la clamorosa rimonta inflitta dal Real Madrid in appena sette minuti ha messo a nudo i limiti fisici, mentali e di rosa della Roma.
"Eravamo avanti di due gol, poi siamo morti". Sta tutto nelle parole di Mati Soulé. Concetto ricalcato anche da José Mourinho, beneficiario di un serbatoio svuotato dopo una partita a mille di Malen e soci. E probabilmente risiede qui il tallone d'Achille dei giallorossi. I "gasperiniani" non sono ancora in grado di sostenere certi ritmi per l'intero arco di una partita. Per 80', l'uomo contro uomo a tutto campo professato dalla Roma ha asfissiato i blancos, che si sono affidati esclusivamente sugli spunti individuali. Uno spettacolo precipitato sul più bello. E in tre situazioni fotocopia.
Tre gol maturati da tre calci d'angolo. E il 3-4 poteva arrivare anche prima se la spizzata di Bellingham non si fosse spenta sul fondo tra le marcature di Endrick e Rudiger. Segno di una lucidità venuta meno. In molti, tra cui Molina, De Roon e Balerdi (quest'ultimo meno giustificato essendo subentrato al 63') non ne avevano più. Impattante, sotto questo senso, l'encomiabile sforzo in fase difensiva sotto di un uomo contro il Como. Una strenua resistenza che aveva aggiunto consapevolezza, ma sottratto forze psicofisiche.
Di certo, non si possono considerare migliorativi i cambi avvenuti ieri, altro limite rispetto a corazzate come Real o Inter. Gli infortuni di pedine imprescindibili come Paulo Dybala o Manu Konè, nella serata dell'Olimpico, hanno fatto il resto.
A proposito di Inter, Gasperini aveva già tirato sospiri di sollievo nel recente periodo. Vedere alla voce rimonte riuscite solo a metà a Fenerbahce e Inter nel giro di dieci giorni. Ma anche in quelle circostanze, nei finali di gara, la retroguardia capitolina aveva sbandato fino a rischiare il ko. Svilar e la traversa di Akè prima, il diagonale di Thuram sfumato a fil di palo poi. Alla fine, la Roma ha pagato il suo debito. E rimane in piedi un'altra kryptonite per Gasp: quella dei big match.
Derby a parte, l'ultimo (se non l'unico) incrocio top in cui ha prevalso l'allenatore di Grugliasco è la gara d'andata coi lariani del 15 dicembre 2025. Decisivo, in quel caso, Wesley. Rispetto ad allora, è tutta un'altra Roma. Più sicura, sulla stessa lunghezza d'onda del suo allenatore e con un organico rinforzato. Ma per il sogno scudetto il tracciato è ancora lungo. Ce n'è da correre per Mancini e compagni. E farlo aggredendo l'avversario a uomo è già un ottimo punto di partenza a livello di mentalità.