Alla fine non poteva essere altrimenti. Se un piano industriale è fortemente concentrato sul ritorno delle automobili sportive, deve essere pronto a confermarlo davanti ai suoi clienti, al pubblico e agli investitori. Porsche deve cambiare rotta, perché è diventata troppo grande (e costosa) per continuare a fare business as usual. Mission S è il suo manifesto e, forse, la soluzione.
© Ufficio Stampa
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Una vera sportiva
Un prototipo che anticipa quello che sarà il prossimo corso del marchio tedesco, dove le sportive ricopriranno il ruolo principale all'interno della gamma. Un futuro molto presente, perché secondo quanto appreso sino a ora, sarà il motore a combustione (V8, 8 cilindri boxer o checchessia) a essere protagonista dell'esperienza di guida. Mission S è una supercar a motore posteriore centrale costruita su di una piattaforma "flessibile". Potrà essere elettrica, ibrida oppure totalmente termica per il massimo della "purezza".
Abitacolo come una volta
Pura da intendere come priva di elementi che possano contaminare, diluire o compromettere l'esperienza di guida. L'automobilista, il pilota è al centro del progetto e basta osservare l'abitacolo per rendersene conto. Non ci sono più schermi digitali sulla plancia e il quadro strumenti è composto da cinque elementi circolari analogici. Persino la chiave è "vera" è deve essere correttamente inserita nel cruscotto, rigorosamente a sinistra. Come da tradizione sportiva, che Porsche vuole far vivere anche in futuro.