
È la Lazio di Gattuso, ma anche di Claudio Lotito: dalla paventata lotta retrocessione al primo posto con l'Inter
La Lazio non ne vuole sapere di smettere di volare. Con Gattuso i biancocelesti hanno ritrovato linfa. Ma sarebbe ingiusto non dare meriti anche al presidente Claudio Lotito

Per gli addetti ai lavori, Gennaro Gattuso era approdato alla corte laziale per rivitalizzare un ambiente depresso e in totale rivolta. Un ecosistema orfano delle coppe e senza il sostegno dello stadio che necessitava di un motivatore. Un Ringhio, appunto. Eppure, l'ex ct per primo era reduce dalla doccia più gelata della sua vita professionale. Gelata, come la notte di Zenica dello scorso 31 marzo. Claudio Lotito, dopo l'addio di Sarri, ha scelto lui per rimettere in piedi una squadra a terra.
A posteriori, Gattuso non solo è riuscito a dare una scossa. Ha fatto molto di più, dando un'identità e una filosofia di gioco precisa alla formazione biancoceleste. Quei principi che non era riuscito a dare, complice anche l'esiguo tempo a disposizione, alla Nazionale. Forse, il presidente tanto bistrattato ci aveva visto lungo. E non ce ne vogliano i tifosi biancocelesti, che da tempo chiedono la testa del patron. Ma è legittimo dare a Cesare quel che è di Cesare.
A ripensare al biglietto da visita della stagione 2026/27, viene da sorridere. Soprattutto a chi si rassegnava a un'annata horror, trascorsa annaspando per evitare di affondare nella zona calda della retrocessione. Due mesi dopo, è sufficiente dare un'occhiata alla classifica di Serie A per capire che qualcosa è andato storto nelle nefaste previsioni di Ferragosto.
Se Zaccagni e soci sono lassù ed esprimono questo calcio è anche merito di Rino. E chi ha puntato il dito sull'allenatore calabro? Claudio Lotito. In una piazza completamente ostile, il senatore non ha sbagliato nulla durante la scorsa estate, coadiuvato dal suo organigramma. In primis, dal direttore sportivo Angelo Fabiani.
In principio fu Gattuso. A seguire, venne una sessione di mercato strozzata dai vincoli imposti dalla FIGC ma che, per il momento, sta rendendo come meglio non poteva. Una campagna conclusa con un attivo di venti milioni. La furia popolare per la cessione illustre di Mario Gila e la contestuale partenza di una colonna come Romagnoli è stata silenziata dall'approdo di Sutalo. Il croato compone con Provstgaard una coppia difensiva granitica. E anche le seconde linee Doevkhi-Leite, oltre a Pedraza, danno le giuste garanzie.
La Lazio è il terreno fertile della rinascita di Davide Frattesi. La voglia di riscatto della mezzala ex Inter batte all'unisono con quella di Gattuso, indicato dallo stesso azzurro come motivo del suo sì alla squadra capitolina. Il tecnico attende altresì il rientro di Gudmundsson, che all'esordio aveva subito timbrato il cartellino. E anche Pinamonti, sebbene relegato ad attaccante di riserva, sa capitalizzare al meglio lo spazio concesso. E il mazzo in mano all'allenatore annovera i soldatini Marusic, Lazzari e Dele Bashiru, suggellatore a Torino.
Le basi erano già state poste, oltretutto, a gennaio scorso. Un nome che ne sia la riprova? Kenneth Taylor, arrivato per sopperire all'onerosa cessione di Guendozi. A giudicare dalle performance dell'ex Ajax, il francese del Fenerbahce è un lontano ricordo. Rivincita è la parola chiave in ogni rango, dalla presidenza all'organico. Il figliol prodigo Mandas non fa rimpiangere l'addio di Provedel, Nuno Tavares è sbarcato sull'isola del tesoro della continuità. Rovella e Cataldi possono prendersi tutto il tempo necessario per riprendersi al massimo, se in cabina di regia c'è questo Belahyane.
Isaksen e Cancellieri hanno finalmente affinato la cattiveria sotto porta, Zaccagni è tornato leader dopo una stagione appannata. E Noslin si è tramutato in un prezioso attaccante che attrae su di sè difensori, fa da raccordo e segna. Per non farsi mancare nulla, Gattuso ha reintegrato anche Luca Pellegrini. Giusto per dare l'idea che l'armonia che pervade Formello.
In definitiva, Lotito ha allestito un gruppo coeso e stretto attorno a una guida sicura, nonostante una ferita che mai si cicatrizzerà. E sebbene si esponga poco, il numero uno laziale non ignora neanche il suo popolo. Sono molteplici gli inviti indirizzati alla tifoseria in direzione di un "abbassate le armi". Ultimo di questi giunto da Fabiani: "Prendiamoci una tregua. Mi piacerebbe vedere già da sabato uno stadio pieno". Esortazioni volte a ritrovare quell'ultimo tassello che serve per tornare a volare sulle ali dell'aquila, tutti insieme.
E se la Lazio dovesse piazzarsi tra le prime sette ci sarebbe da festeggiare, rigorosamente di fronte a una torta. Con una fetta (di merito) riservata di diritto a Claudio Lotito. D'altronde, bisogna tenere a mente quelli che erano i presupposti. Endogeni e, soprattutto, esogeni.