NAPOLI

De Bruyne e non solo: i sette cambi ruolo più celebri della carriera di Allegri

Il belga è solo l'ultimo della lista: da Mandzukic, Emre Can e Cuadrado, passando per Pjanic, Boateng e Leao

Kevin De Bruyne regista è solo l'ultima delle intuizioni di Massimiliano Allegri. Contro il Bodø/Glimt, il tecnico toscano ha sfoderato una delle sue mosse più peculiari. Il cambio ruolo. Stavolta è toccato al belga, che da playmaker ha servito anche un assist millimetrico a Scott McTominay nella vittoria per 4-3. Una prestazione a tutto tondo quella dell'ex Manchester City: due grandi occasioni create, otto recuperi e 59 passaggi riusciti su 65. Insomma, una classica giornata in ufficio per quello che è stato per anni uno dei pupilli di Pep Guardiola. Ora con Max, KDB è passato dal giocare fantasista dietro la punta, posizione che predilige, a vertice basso con due mezze ali come lo scozzese e Zambo Anguissa.

Allegri, dunque, l'ha rifatto ancora. L'ultima volta proprio lo scorso anno, quando allenava il Milan. Rafael Leao spostato centravanti, con scarsi risultati, per provare a tenerlo più vicino alla porta. A causa di un infortunio al polpaccio e della sua poca propensione a giocare spalle alla porta, però, l'esperimento è stato un mezzo fallimento. Non si può dire lo stesso per quanto riguarda Kevin-Prince Boateng. Arrivato alla corte del Diavolo da centrocampista, nel 2011 fu adattato a trequartista d'inserimento e contribuì alla vittoria dello Scudetto, giocando alle spalle di Pato e Zlatan Ibrahimovic. I suoi numeri (5 tra gol e assist in quella stagione) non furono esaltanti ma garantirono maggiore equilibrio fra i reparti.

Archiviata la doppia esperienza in rossonero, Max ha dato il meglio di sé nel corso della sua prima esperienza alla Juventus. Tanti gli esperimenti provati dall'allenatore livornese negli anni, i più celebri sicuramente Mario Mandzukic spostato esterno, Juan Cuadrado arretrato terzino, Emre Can messo braccetto e Miralem Pjanic nei panni di Andrea Pirlo. Il bosniaco combinava una visione di gioco straordinaria con la capacità di dettare i tempi della squadra, alternando sul corto e sul lungo, e diventando col tempo pure più affidabile in fase di non possesso. Il risultato? La finale di Champions League nel 2017 e tre campionati coi bianconeri. 

In quegli anni alla Vecchia Signora c'erano anche l'attaccante croato, l'esterno colombiano e il mediano tedesco. Del primo, Allegri, non voleva farne a meno nonostante la presenza di Gonzalo Higuain, Paulo Dybala e lo stesso Cuadrado. Così nel 2017 lo reinventò largo a sinistra per sopperire alla mancanza di pressing in zona offensiva. L'apice di Mandzukic arrivò qualche mese più tardi con l'incredibile rovesciata al Real Madrid nella disfatta di Cardiff. Chi fu espulso in quella drammatica partita è l'attuale giocatore dei Millonarios, che a partire da un rocambolesco Inter-Juventus del 2018, perso 3-2 dai nerazzurri, venne retrocesso a difensore per necessità. Da quel momento cambiò ruolo, a differenza di Emre Can, che solo nel ritorno degli ottavi di UCL contro l'Atletico Madrid, ricordato come lo scacco matto di Allegri, fu schierato braccetto permettendo alla Juventus di bloccare le bocche da fuoco dei Colchoneros. Già dalla gara successiva tornò a vestire i panni del centrocampista centrale.