Il nuovo Codice della Strada promette di rivoluzionare le norme di circolazione e inasprire le sanzioni, ma continua a ignorare uno dei pilastri fondamentali della sicurezza stradale: la formazione di chi si mette al volante per la prima volta. È questo l'allarme lanciato da Guidoio, la startup italiana nata per digitalizzare la preparazione all'esame teorico.
L'arretratezza italiana e il confronto con l'Europa
Mentre la formazione professionale, le università e perfino gli istituti scolastici integrano da tempo strumenti e piattaforme digitali, la patente di guida nostrana resta un baluardo dell'insegnamento analogico. Un'anomalia tutta italiana se paragonata a quanto avviene a pochi chilometri dai nostri confini. In Francia e in Germania la formazione teorica a distanza è ampiamente riconosciuta e integrata nel percorso didattico. Si tratta di affiancare ai professionisti del settore tecnologie capaci di rendere lo studio più flessibile.
Oltre la memoria
In Gran Bretagna, per esempio, l'esame teorico integra fin dal 2002 un test di percezione del rischio: attraverso filmati interattivi che simulano il traffico reale, i candidati devono individuare le situazioni di pericolo prima che si concretizzino. I dati del Ministero dei Trasporti britannico hanno dimostrato una drastica riduzione del tasso di incidentalità tra i neopatentati proprio grazie a questo tipo di allenamento pratico. Continuare a fare valutazioni basandosi sulla memorizzazione nozionistica dei quiz è un'occasione persa.
Norme
La riforma del Codice della strada dimentica i giovani
L'esame teorico di guida rimane ancorato a logiche troppo burocratiche mentre altri paesi accelerano il percorso verso la digitalizzazione
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