Il gasolio è il carburante che "muove il mondo", per questo l'impennata dei prezzi sta avendo conseguenze a catena sull'industria, i trasporti e gli alimenti. La sua domanda è costante e il problema non è l'assenza di petrolio in sé: i flussi dal Medio Oriente non si sono ridotti, anzi, sauditi e omaniti utilizzano anche gli oleodotti per farlo scorrere in sicurezza. I prezzi sono alle stelle perché costa troppo trasportarlo e raffinarlo.
Noleggi e assicurazioni
Per gli operatori marittimi è diventato dispendioso commerciare petrolio. Il sistema che permette alle navi di attraversare Hormuz si basa su una complessa rete di comunicazioni civili e militari: le portaerei USA proteggono i corridoi e le petroliere vi passano per caricare e scaricare l'oro nero nel golfo dell'Oman. Secondo il Wall Street Journal, le assicurazioni contro i rischi di guerra raggiungono ormai il 10% del valore di una nave (era il 3% prima del conflitto), gli addetti a bordo ricevono stipendi straordinari e i noli marittimi sono a livelli eccezionali. Una dinamica che "scarica" i propri rincari direttamente sui consumatori.
Carburante produttivo
In ogni caso, la questione non finisce con le navi e i loro costi di gestione. La guerra ha duramente colpito anche le raffinerie e gli hub di stoccaggio dei carburanti, riducendone la disponibilità a livello globale. Per questo Donald Trump ha rimosso le sanzioni alla Russia, così da aumentarne l'offerta su tutti i mercati. Il diesel soffre più della benzina "alla pompa" perché il suo utilizzo è eterogeneo e "rigido": agricoltura, produzione di energia e trasformazione di materie prime si basano in buona parte sul gasolio.
Niente raffinerie
L'Europa è particolarmente esposta al rincaro dei prezzi al litro perché faceva affidamento sulle forniture russe. Il conflitto in Ucraina ha obbligato a riorganizzare gli approvvigionamenti mentre nel frattempo (con pessimo tempismo) venivano riconvertite o dismesse raffinerie nei paesi UE. Dal 2009, in seguito alle pressioni normative e agli obiettivi ambientali, ne abbiamo chiuse 30 perdendo 170 milioni di tonnellate l'anno di carburante. Oggi farebbero comodo.
Scenari
Paura, navi e raffinerie: perché il prezzo del diesel vola
La guerra all'Iran ha rimesso in discussione il commercio globale via mare, con un aumento generalizzato dei costi di trasporto e raffinazione che ricadono su consumatori
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