SUPER SATURDAY

Tra assenze, sogni di gloria e voglia di risalire: Napoli-Roma può già dire molto sul futuro

Reduci da due vittorie in Champions, azzurri e giallorossi si affrontano nella partita più importante del weekend

Otto gol segnati in due in Champions, con la differenza che il Napoli ne ha subiti tre e la Roma zero. Certo, va considerata la differenza tra un improponibile Slovan Bratislava e il Bodo/Glimt carnefice dell'Inter ai playoff della scorsa stagione. L'Europa, in ogni caso, accompagna le due protagoniste del match più sentito del weekend di Serie A con una buona dose di buonumore. Anche se le differenze non mancano. Innanzitutto la classifica. La squadra di Allegri è a nove punti dalla vetta e a sette dai giallorossi. Un inizio da dimenticare con alcuni dubbi che restano in sospeso. Innanzitutto la fase difensiva, che, nella narrazione popolare, sarebbe il grande punto di forza dell'allenatore toscano. Sette gol subiti in altrettante partite di campionato a cui se ne aggiungono altre sette in tre gare di Champions. 

Le ragioni possono essere diverse ma, conoscendo le idee di Allegri e osservando i movimenti della fase difensiva del Napoli, diventa evidente che ci siano cose da rivedere. L’idea di un blocco che si muova orizzontalmente con le linee strette, con pochissimi spazi tra i giocatori e i reparti, rimane spesso sulla carta e ha reso possibile certe imbucate centrali, per esempio, nella partita di Champions. Non è quindi un discorso di difesa a tre o a quattro, visto che basta un movimento di pochi metri per cambiare la struttura di un reparto, ma di rispetto di principi inderogabili del calcio di Max. E' questo il vero problema, oltre alla mancanza dei gol delle punte. Vedi Hojlund fermo a quota due. Allegri sta rivoltando il Napoli come un calzino, cambiando posizione a De Bruyne, cercando il modo di dargli le chiavi della squadra senza limitare o rinunciare a Lobotka e sfruttando le incursioni di McTominay e Anguissa. I quattro centrocampisti, però, non possono essere messi in campo contemporaneamente perché altrimenti si perderebbe fantasia sulle fasce e un appoggio al centravanti.

Dalla parte di Gasp, di sicuro, i problemi sono minori. Basta guardare la classifica. C'è però la sequela di infortuni che costringe l'allenatore giallorosso a giocare al piccolo chimico. Senza Dybala, con un Mora ancora fuori dalle logiche della squadra, un Pellegrini di nuovo costretto allo stop e, a centrocampo, l'assenza di Koné, anche la Roma è costretta a reinventarsi. La sostiene un gioco collaudato e memorizzato e l'incredibile forza in zona-gol di Malen. Nove gol in dieci partite, tra campionato e Champions, sono un bottino da bomber vero ed è soprattutto grazie a lui che la Roma può permettersi di continuare a sognare.