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Real Madrid, la sfida di Mourinho tra storia e attualità

José, con un passato al Barça, ha un bilancio in leggero passivo con 5 vittorie e 6 sconfitte. E al Camp Nou non avrà Vinicius

di Matteo Dotto

Mou e il clasico. Un... classico. José ritrova l’ambiente caldissimo della supersfida di Spagna, perdipiù nell’infuocato catino del “nuovo” Camp Nou. Era dal marzo del 2013 che Mourinho non “giocava” da allenatore del Real Madrid contro il Barcellona. Quella volta, nel “vecchio” Bernabeu, aveva vinto 2-1 (Benzema, Messi e Sergio Ramos i marcatori) ma in quella che sarebbe stata la sua ultima stagione alla guida dei “blancos” non raccolse tanta gloria: secondo posto nella Liga dietro al Barça, eliminato in semifinale di Champions dal Borussia Dortmund, sconfitto dall’Atletico Madrid nella finale di Copa del Rey.

Il Real che domenica sera farà visita al Barcellona lo guarda dal basso in alto nella Liga (catalani in testa, madridisti al terzo posto con 6 punti di distacco) e dall’alto in basso in Champions (dopo tre giornate, Real a punteggio pieno e Barça a quota 6 dopo il passo falso di martedì a Parigi). Di sicuro è un Madrid in salute, che sbarca in Catalogna forte di un doppio 4-1. Quello rifilato domenica sera in campionato al Siviglia e quello nella sfida europea, sempre tra le mura amiche, di mercoledì contro il Lipsia.

I sei punti persi nella Liga sono figli del “settembre nero” che ha visto cadere il Real a Siviglia contro il Betis e nel derby del Metropolitano con l’Atletico. Da quella sera del 20 settembre è stato un percorso netto di vittorie: due in Champions (a Roma e contro il Lipsia) e due nel torneo locale (contro Villarreal e Siviglia). Il Real di Mou insomma si presenta al cospetto del Barcellona in buona forma. Mourinho ha trovato in Arda Guler il tuttofare che mancava nel cuore del gioco: contro il Siviglia la squadra, grazie soprattutto alle geometrie del centrocampista turco, ha toccato il record di possesso palla con un 65 per cento, un dato molto poco… mourinhano. E così il Real si scopre con un doppio regista, visto che in Europa a dettare i tempi del gioco è stato Bernardo Silva. In avanti Mbappè continua a segnare (9 gol in 9 giornate di Liga, 3 in 3 di Champions) e l’assenza per squalifica di Vinicius non preoccupa più di tanto visto che Diomandè è in grande spolvero: mercoledì sera contro la sua ex squadra l’ivoriano classe 2006 ha offerto l’assist per il gol di Mbappè e si è poi messo in proprio con la meravigliosa volée vincente che gli è valsa la prima rete in Europa. Tra le altre buone notizie arrivate a Mou dalle ultime sfide, l’ottimo periodo di forma di Courtois (due miracoli in Champions contro il Lipsia sullo 0-0) e l’ormai completo recupero di capitan Valverde sempre più a suo agio nel nuovo ruolo di terzino destro.

Mai banale il “clásico” per Josè Mourinho che - magari in pochi lo ricordano - per quattro stagioni alla fine degli anni Novanta era stato nel club “culè” il “secondo” di Bobby Robson prima e Luis Van Gaal dopo. Anche un po’ un ex, il portoghese, dunque, che da allenatore del Real ha sfidato il Barcellona 17 volte come tecnico del Real con bilancio in leggero passivo: 5 vittorie contro 6 sconfitte, 6 anche i pareggi. Insomma, domenica sera l’occasione per fare pari e patta contro gli odiati blaugrana è davvero ghiotta…