Chery intende entrare nel mercato automobilistico americano, e se la porta d'ingresso è bloccato, l'unica soluzione è quella di passare dal retro. Una "seconda via" che potrebbe portare beneficio anche ai costruttori locali, con cui il marchio cinese intende provare ad allearsi per aggirare i dazi e il blocco alle importazioni. Potrà davvero funzionare?
L'unico modo
I piani di espansione di Chery sono molto ambiziosi e non limitati alla sola geografia USA. Entro metà 2027 ha già pianificato l'ingresso in Canada poiché il Governo del primo ministro Mark Carney ha dato il via libera alle automobili di fabbricazione cinese dopo gli accordi commerciali di gennaio. Inoltre, la sua presenza è già consolidata in Messico e in Europa dove vende anche i veicoli a marchio Omoda&Jaecoo. Certo, gli Stati Uniti d'America rappresenterebbero un decisivo salto di qualità in questo senso.
Gli americani sono d'accordo
Si tratta di una strategia che anche le aziende dell'auto americane vedono con un certo interesse. Il CEO di Ford, Jim Farley, ha già dichiarato che non sarà possibile tenere "fuori" i cinesi dagli USA per sempre, aspettandosi un loro arrivo entro i prossimi 5-10 anni. La partnership potrebbe permettere a GM (o Ford) di costruire nei loro stabilimenti modelli marchiati Chery: il che consentirebbe di rispettare i vincoli legali previsti dall'Amministrazione Trump.
Scenari
Chery potrebbe allearsi con un marchio americano
Con il mercato chiuso ai veicoli cinesi, una collaborazione con produttori locali potrebbe essere la soluzione per entrare negli USA
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