Ogni volta la stessa storia, ogni gara (e sono ormai più di trecento in undici anni) la stessa frenesia che corre sottopelle. Scatti come una molla prima che la sveglia suoni, sei pronto in men che non si dica e scendi a fare colazione con il pettorale già “spillato” addosso sotto la felpa. Va a finire (anzi ad iniziare) che il segnale di partenza arriva come una sorta di liberazione! È successo anche domenica 18 ottobre a Chiavenna, per la decima edizione di Val Bregaglia Trail. La carta d’identità della prova dice venticinque chilometri di sviluppo per un migliaio di metri di dislivello positivo e altrettanti “down”. Logisticamente si tratta invece di una trasferta… a chilometro zero, nel senso che la Piazza Bertacchi, il quartier generale del fine settimana chiavennasco (all’imbocco di un corridoio naturale che - via Passo Spluga - collega il bacino mediterraneo al cuore dell’arco alpino e alla Mitteleuropa) dista poche centinaia di metri dall’Hotel San Lorenzo che mi ospita. Senza dimenticare che il meeting point per le navette che ci porteranno al via di Promontogno (nella vicina Svizzera) è ancora più vicino, praticamente a tiro di voce, nel piazzale della stazione ferroviaria. Tanto che sono già a bordo quando fa ancora buio e in zona partenza poche decine di minuti dopo, con largo anticipo sul via, pure troppo! Da qui la lunga e… snervante attesa di mettermi in movimento, gli sguardi ripetuti e un po' ossessivi allo sportwatch, l’andirivieni a vuoto in zona partenza, scrutando i colleghi e provando ad immaginare con chi me la dovrò vedere questa mattina.
© Stefano Giovanni Gatti
Niente a che vedere con la calma (solo apparente?) del giorno prima, in gita… di piacere nel fiabesco borgo di Lagunc: sotto un sole caldo e accecante, con il conforto di una deliziosa seconda colazione in baita davvero a due passi dalla linea del traguardo, pianificando già con la gentilissima Giulia Guanella del Consorzio per la Promozione Turistica della Valchiavenna un bis invernale da queste parti. Trascorre così piacevolmente l'attesa dei protagonisti della ventisettesima edizione del classico e storico Kilometro Verticale Chiavenna-Lagunc, a partire da Henri Aymonod e Andrea Mayr: sesta vittoria tra i muretti a secco quassù per l'hombre vertical valdostano, quinto sigillo al di qua dello spartiacque alpino per la campionessa austriaca. Per la cronaca (vedi qui sotto per un approfondimento) ad imporsi nel campionato italiano a staffetta (tre frazioni per gli uomini, due per le donne) sul percorso del Bregaglia Trail saranno SA Valchiese di Alberto Vender, Luca Merli e Marco Filosi e La Recastello (Beatrice Bianchi e Alice Gaggi), mentre a salire sul podio alto nel VBT saranno Andrea Elia ed Elisa Desco. Firme d'autore per le gare del weekend organizzato dal team di ASD Amici Madonna della Neve Lagunc, guidato dal suo frontman Nicola Del Curto.
© Davide Ferrari
Con puntualità… svizzera, alle nove e quaranta scattiamo in centocinquanta o giù di lì per una scorribanda domenicale al (vano, anzi vanissimo) inseguimento dei primi dei tre staffettisti della prova unica di campionato italiano della specialità, che ci hanno preceduto di una decina di minuti al via. Non ci lasciamo trarre in inganno da quella che potrebbe in apparenza sembrare una missione facile, tutta in discesa lungo la Val Bregaglia. Sì perché il fondovalle scende verso l’Italia ma la traccia di gara mescola sapientemente lunghi tratti molto corribili a rampe su e giù a mezzacosta che già dopo il primo chilometro iniziano a farsi sentire nelle gambe.
© Francesco Bergamaschi
Il paesaggio è piacevolmente bucolico e non privo di fascino ma tutt’altro che riposante. Le distrazioni non sono concesse e - nel caso - si pagano a caro prezzo di… caviglie. Sentiero battuto e gradoni di pietra (specialità della casa da queste parti, senza soluzione di continuità al di qua e al di là del confine di stato) si alternano sotto le suole delle mie Ghost Trail by Brooks che metto finalmente alla prova a quattro mesi di distanza dal primo rodaggio a diverse centinaia di chilometri da qui, sul terreno lavico dell’Etna. Non manca l’incoraggiamento del pubblico locale che non brilla in termini di espansività ma trasmette ugualmente solidarietà e comprensione. Corriamo lungo il versante orografico destro della vallata che - oltre il Passo del Maloja e i laghi di Sils e Silvaplana - collega Chiavenna a Sankt Moritz.
© Lorenzo Scarpellini
La prima delle tre salite principali che ho identificato nel menu di giornata termina all’altezza del borgo di Soglio. Il blocco mentale provocato la scorsa estate dal rovinoso volo in discesa all’ultimo chilometro della Dolomyths Skyrace di Canazei è in via di risoluzione ma non mi sento ancora sicuro, quindi affronto con mille precauzioni (perdendo una “manita” di posizioni) la discesa nel bosco verso Castasegna e il confine di stato. La giornata grigia e a tratti piovosa non aiuta, oltre a privarmi della possibilità di sbirciare le montagne intorno e in particolare il versante nord della testata della Valmasino e la spettacolare parete nord del Pizzo Badile. Mi consolo ripetendomi che dovrò tornare l’anno prossimo per… colmare la lacuna. In ogni caso, visto che sto correndo sulla difensiva, la cortina di nubi mi permette di concentrarmi sul prossimo passo, senza troppe distrazioni!
© Lorenzo Scarpellini
Dopo un breve passaggio sul versante sinistro della valle, scavalchiamo di nuovo il fiume Mera e - lasciata alle spalle Villa di Chiavenna - attacchiamo la seconda salita (la più lunga di tutte). La sua difficoltà non risiede nel dislivello da coprire ma dal continuo alternarsi di strappi e traversi in falsopiano: difficile trovare il ritmo giusto! Superiamo il borgo di Savogno e - passando per quello di Crana, poco più in là - siamo al passaggio chiave proprio davanti a Palazzo Vertemate Franchi, dove sarà il caso di tornare con più calma per una visita approfondita. Magari come quella che il Consorzio turistico della Valchiavenna mi ha organizzato nel pomeriggio della giornata di sabato alla scoperta della storia e degli angoli più caratteristici della cittadina che mi ospita per il fine settimana, guidato (scusate il gioco di parole) dal professor Guido Scaramellini, con l'assistenza della efficientissima Alice.
© Martina Redaelli
A proposito, siamo ormai in vista di Chiavenna ma non è ancora il caso di rilassarsi, perché la traccia gara inaspettatamente (beh, bastava studiare un po’ meglio la missione) inverte la rotta e torna per qualche chilometro a puntare verso est per… offrirci il caratteristico passaggio (e relativa “doccetta” nebulizzata) delle Cascate dell’Acqua Fraggia che - lo scopro proprio in gara - non significa “fredda” ma “rotta” (dal latino "fracta"), per via dei diversi salti di roccia lungo i quali l’acqua precipita. Le sorprese non sono finite: sto correndo sereno nel fondovalle pensando già agli gnocchetti (i gustosissimi pizzoccheri bianchi della Valchiavenna) e ad una freschissima birra quando - appena prima di entrare nell’abitato di Prosto - le indicazioni ci portano ad arrampicare sui tornanti di una ripida mulattiera che fa un lungo giro su e giù tra le incisioni rupestri e le rocce del Parco delle Marmitte dei Giganti. Sarà anche per via della giornata uggiosa e della pioggia che ormai cade regolare ma l’ambiente circostante potrebbe tranquillamente ospitare qualche scena dell’ennesimo sequel del Signore degli Anelli. Se non altro il traguardo non dista ormai più di un paio di chilometri.
© Davide Ferrari
Tocchiamo di nuovo il fondovalle all’altezza delle case più orientali di Chiavenna e poi - oltre Piazza Castello - ci infiliamo nel budello della lunga e centralissima via Dolzino che attraversa tutto il centro storico prima di mettere la freccia a sinistra per entrare in Piazza Bertacchi e bloccare finalmente il cronometro dopo tre ore e venti minuti di gara, tempo finale che inevitabilmente mi consegna alla parte bassa dell’ordine d’arrivo ma che sono contento di avere ancora una volta investito bene in termini di spirito agonistico e buona compagnia, buon cibo e sport all’aria aperta, al culmine di un piacevole alternarsi di situazioni di un fine settimana in bilico tra la luce accecante di un sabato autunnale ancora in qualche modo imparentato con la scorsa estate e le atmosfere “spleen” della domenica transfrontaliera di Val Bregaglia Trail: un viaggio da ripetere, luoghi da tornare a visitare, nuovi amici con i quali passare altro tempo di qualità tra le delizie culinarie di un crotto e quattro passi tra le vie del centro. Lo sport viene ancora prima di tutto e spiega tutto, ma gli… effetti collaterali sono il grande valore aggiunto della corsa in natura. Non la mettiamo mai giù dura. Da questo punto di vista Chiavenna insegna: arrivederci!
© Stefano Giovanni Gatti