L'INTERVISTA

Pioli: "Alla Fiorentina fu colpa mia, ma non sono bollito. Voglio allenare in Serie A e fino a 70 anni"

L'ex tecnico del Milan: "Dello scudetto mi resta tanto. Milanello ambiente particolare, Massara e Maldini mi sostennero. Ibra? Grande rispetto reciproco"

"Non sono affatto bollito". Parola di Stefano Pioli. In una lunga intervista al Corriere dello Sport, l'ex tecnico della Fiorentina torna sulla breve esperienza toscana, a più di un anno di distanza: "Niente alibi, le responsabilità sono state quasi esclusivamente mie. Mi dispiace perché ero tornato a Firenze con tanto entusiasmo, energia e fiducia. Forse è stato proprio questo l'errore, ho sopravvalutato alcune situazioni, ho alzato troppo l'asticella e siamo rimasti schiacciati. Ho anche comunicato male, incoraggiando troppe aspettative". E sulla chiusura dell'avventura è altrettanto chiaro: "Feci una rescissione consensuale dopo l'esonero, perché si trattò di esonero, e rinunciai a un anno di contratto".

Mentre sulla Viola attuale, Pioli ha grande stima del ds e di un giocatore su tutti: "Credo che Paratici sia un grande direttore sportivo, la squadra si è alzata di livello. Hanno cambiato tanto e speso tanto. Le difficoltà iniziali sono comprensibili. Atta mi piace molto, ora sta giocando poco. Pensavo che dall'Udinese potesse andare in Inghilterra o in una big". 

Mentre sul suo futuro, la voglia è di tornare protagonista soprattutto in Serie A: "Non sono affatto bollito. L'ultima esperienza è andata male, ma mi sento giovane dentro e ancora in grado di dare tanto. Il calcio è così, i social assegnano etichette emotive. Bastano due vittorie e non sei più bollito". Per quanto allenerà ancora? "Per qualche anno, ho sempre ripetuto che fino a 70 anni starò in campo, poi si vedrà. Prendo in considerazione anche l'estero, però mi piacerebbe restare in Italia. Vorrei dimostrare qualcosa qui. Ho ricevuto tante offerte da fuori, ma non da Spagna, Inghilterra e Francia. In Italia qualcosina ma non di così forte".

Ovviamente si parla anche della lunga esperienza al Milan: "Dello scudetto col Milan mi resta tanto. È stata l'apoteosi del nostro percorso, mi ha lasciato rapporti bellissimi coi giocatori. Emozioni, gratificazioni, ma anche alti e bassi, quello di Milanello è un ambiente veramente particolare. Il sostegno di Massara e Maldini è stato fondamentale". Mentre tra i giocatori, per il tricolore del 2022 fu decisivo Zlatan Ibrahimovic: ""C'è lo Zlatan pubblico, il personaggio, e quello dello spogliatoio. Aveva un'intelligenza a livello calcistico sopra la media. Quando arrivò, si presentò a Milanello alle 7 di sera, eravamo io e lui e aveva male a un ginocchio, come sempre. Ci vedemmo nel mio ufficio, mi guardò negli occhi e disse 'Tu allenatore, io giocatore, io rispetto te, tu parla chiaro con me e io sarò sempre dalla tua parte'. Così è stato. Una sola volta abbiamo avuto un diverbio, colpa mia, che non gli avevo parlato. Ha alzato Il livello dell'allenamento, dell'attenzione, ha dato una mentalità. Il lavoro di un allenatore è facilitato dalla presenza di giocatori così, lui e Kjaer furono decisivi per poter puntare al titolo".

Mentre in Arabia Saudita, all'Al Nassr, Pioli è stato allenatore di Cristiano Ronaldo: "Una bella esperienza, se non hai a che fare con Cristiano non ti rendi conto di quanto sia grande. Ha l'ossessione di restare il campione incredibile che è. L'ho soprattutto accompagnato nella sua gestione del Cristiano quarantenne. Le sue 24 ore sono in funzione della prestazione finale: si sveglia alle 6 e 30, fa colazione, fisioterapia, forza, attenzione a tutto. Una macchina da guerra".

Negli ultimi giorni, Pioli è stato ospite di Fabregas a Mozzate per seguire gli allenamenti del Como: "Fabregas non mi ha sorpreso, ha idee chiare e sa trasferirle alla squadra. È molto intelligente, farà una grande carriera".