Dallo stetson al sombrero. Più ancora dei punti, dei record e delle statistiche è il riconoscimento da parte dei suoi stessi colleghi a restituire il senso e la portata del primo titolo - ormai solo da timbrare a Mexico City - che Kimi Antonelli ha messo sotto chiave in Texas. Il primo giorno di novembre il nostro metterà (appunto) il cappello alla cavalcata vincente in un Mondiale che lo ha visto unico segno di continuità dentro una stagione che ha visto alternarsi la concorrenza (Ferrari prima, poi McLaren, infine Red Bull) ma mai vacillare la sua superiorità. Fino a convincere i suoi stessi avversari a prendere atto che questo 2026 sembra proprio essere l'incipit di un nuovo capitolo nella storia del motorsport. Lo si è visto nell'immediato dopogara di Austin. Raramente si è vista in Formula Uno un'atmosfera tanto rilassata (magari a denti stretti) tra i primi tre dell'ordine d'arrivo. Quasi che Verstappen e Leclerc fossero sinceramente partecipi della gioia di Kimi e soprattutto consapevoli di essere testimoni diretti di una pagina di storia.
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Luce riflessa per gente abituata a recitare il ruolo di protagonista. Restiamo convinti che questa sorta di eccesso di buonismo non durerà e che nel 2027 la musica sarà molto diversa. Antonelli si prenda quello che oggi gli appartiene, perché l'asticella è inevitabilmente destinata ad alzarsi. Nessuna sbavatura gli verrà scontata e la concorrenza sarà lì pronta ad approfittarne. È il destino dei campioni, un rischio né più né meno di quelli che Kimi e gli altri - non bisogna mai dimenticarlo - si prendono ogni due settimane, anzi quasi ogni weekend.