L'ANALISI

Zero sogni e solida realtà: attenzione a sottovalutare la Lazio di Gattuso

Numeri straordinari ed entusiasmo alle stelle: così Rino sta disegnando il suo capolavoro

di Alessandro Franchetti

C'è una sorta di snobismo, o se volete di presunzione, nel valutare il primo posto della Lazio. Eppure nove giornate sono già il tempo giusto per darci la misura di quel che è invece che spingerci a pensare a quel che potrà essere. Così, nella consueta ricerca dell'anti-Inter, si valutano le possibilità della Roma, del Como o persino del Milan e ci si dimentica che sono già due partite che la Lazio scappa e sono i nerazzurri a dover rispondere. Così è, anche se non vi pare. 

E d'altronde se non bastasse la classifica, certi numeri non andrebbero sottovalutati. Otto vittorie e un pareggio (tra l'altro piuttosto incredibile, dopo essere stata avanti 2-0 in un primo tempo stradominato contro il Milan), 22 gol fatti (terzo miglior attacco) e 7 subiti (miglior difesa, per giunta con una gara in più giocata) dovrebbero essere la cartina tornasole di una squadra che gira a mille e che gode di ottima salute mentale e fisica. Nella Lazio segnano un po' tutti e tutti difendono, tutti corrono, tutti si sacrificano, tutti si aiutano. Senza un leader totale - forse capitan Zaccagni è un passo davanti agli altri - e senza fuoriclasse veri. Se, almeno, si esclude Gattuso.

Già, Gattuso. Un altro che quasi tutti sottovalutano. Eppure Rino ha portato a Formello la ricetta del suo vecchio Milan, il che, tradotto, fa grande applicazione e serietà totale. Nessuno sgarra, perché questa è l'unica regola possibile all'interno di un gruppo, e tutti ci danno dentro da matti. Con il risultato, parole sue, "che con il lavoro si va a mille all'ora". E in effetti questo se non il punto è se non altro un punto. La Lazio corre molto, corre bene e corre più degli altri. Un po' perché ha giocatori di gamba, da Tavares a Taylor, passando per Zaccagni e Isaksen, e un po' perché il suo campionato si è presto trasformato da un inseguimento a un posticino in Europa, quale che fosse, a un volo verso obiettivi che nessuno immaginava. 

Vanno prese in considerazione due questioni importanti. La prima: come accade da anni - e qui si inserisce un rapporto presidente-tifosi a dir poco avvelenato - la Lazio non ha praticamente fatto mercato e ha semmai venduto qualche buon giocatore. Messe in questo modo le carte sul tavolo, a inizio stagione era più prevedibile un fallimento che il successo di oggi. La seconda: i sei gol al Sassuolo, con addirittura due rigori sbagliati, sono un segnale mica male per le avversarie, arrivato tra l'altro dopo il 3-0 rifilato alla Juve allo Stadium. Contro i neroverdi ci ha lasciato le penne la Juve e ha pareggiato il Milan. Diciamo la verità: prima del match era più logico pensare alla prima sconfitta di Gattuso che a questa passeggiata di salute. Invece Rino e i suoi ragazzi tirano dritto, testa bassa e pedalare, come quei gregari che accompagnano il capitano e, a volte, finiscono per tagliare per primi il traguardo.

Attenzione dunque, perché la Lazio, che non ha impegni europei, va tenuta in debita considerazione. Almeno, per dirla alla Ligabue, fin che ce n'è. E ce n'è oggi, ce n'è davvero parecchia.