L'ANALISI

Crisi Juventus: punte spuntate, difesa gruviera e fantasisti senza fantasia

La squadra di Spalletti ha già 11 punti di ritardo dalla coppia scudetto

di Matteo Dotto

C'era una volta lo slogan di casa Juventus: l'unica cosa che conta è vincere. C'era una volta... la Juventus. Quella di oggi (un surrogato di Juve, verrebbe da dire...) vince di rado (solo 4 volte in 9 giornate), perde punti (soltanto 14 conquistati sui 27 in palio) e terreno (lo scudetto è a -11 dalla strana coppia Inter e Lazio; la zona Champions si trova a -6). A Marassi, in verità, la Juve ha pure perso la faccia. Perché c'è modo e modo anche di perdere. La Juventus a Genova ha scelto quello peggiore. Mai in partita, sempre soggiogata dal gioco di un Genoa accusato fino all'altro ieri dai suoi tifosi di... non avere un gioco. Vitinha che sembrava Mbappè, Osmajic che svolgeva alla perfezione il manuale del perfetto centravanti (quello che manca alla Juve, ma non è la sola cosa che manca...).

Un primo tempo imbarazzante, senza lo straccio di un'occasione se si eccettua quel tiro sballato di Alajbegovic proprio nell'ultima azione. E non è che nella ripresa la squadra di Spalletti abbia mai dato l'impressione di poter recuperare. Cambi, di uomini e di moduli. Una difesa imbarazzante. Gatti che nel primo tempo ha finito per fare la seconda punta al fianco di Kolo Muani. Il solito Kolo Muani, spuntato, senza idee e senza forza. La batteria dei fantasisti senza fantasia utilizzati dall'inizio (Alajbegovic) o a partita in corso (Zhegrova e Boga) non ha regalato elettricità alla manovra bianconera. L'ingresso di Woltemade per Gatti e la coppia fissa del tedesco con il francese non ha alzato l'asticella della pericolosità. 

Ora più che mai è tempo di processi. Le responsabilità si dovrebbero dividere equamente: un 33 per cento all'allenatore (lo Spalletti di oggi pare in totale confusione), un 33 per cento ai giocatori (mediocri: non ce n'è uno degno neppure di un Pallone di Bronzo, altro che d'oro...) e un 33 per cento a una società che ha assemblato male la squadra sul mercato e che sembra procedere per tentativi. Poi, chiaro, di solito chi paga è quello seduto in panchina. E i numeri di Spalletti sono quelli che sono. Subentrato al posto di Tudor, lo scorso anno nelle prime 9 partite sotto la sua guida la Juventus aveva raccolto 18 punti, 4 più di oggi. E - a proposito di progetti sposati e poi presto abbandonati - anche il tanto vituperato Thiago Motta dopo 9 giornate della sua stagione juventina (2024-25) aveva una classifica migliore, con 17 punti contro i 14 di oggi.

Domenica sera allo Stadium arriva il Napoli di Allegri, il mister dei cinque scudetti consecutivi dal 2015 al 2019 che approfittando della sconfitta della Juve a Genova e grazie alla vittoria di Monza ha agganciato in classifica i bianconeri.