LA RIVELAZIONE

Record, gol e spettacolo: il Frosinone di Alvini in zona Europa è tutt'altro che un miracolo

Dopo la netta vittoria sul Lecce i ciociari si sono piazzati al sesto posto in Serie A

di Andrea Cocchi

Com'è bello scardinare i luoghi comuni. Dopo l'esperienza con la Cremonese si diceva: "Certo, le squadre di Alvini fanno un bel calcio ma poi in Serie A bisogna essere concreti". Poi capita che nel massimo campionato l'allenatore di Fucecchio ci torni con il Frosinone e, oltre a lasciare a bocca aperta per la qualità del suo gioco, si piazzi al sesto posto, un punto sotto il Milan e a più tre su Juventus e Napoli. In Italia, si sa, non si aspetta altro che il crollo di chi proponga una visione propositiva. Non si sa il motivo, deve essere qualcosa di connaturato con la mentalità del Bel Paese. Ci si è anche inventati la dicotomia assurda del concetto di "giochista" e "risultatista", un altro punto fermo di una Nazione che soffre terribilmente se non ha una parte netta dove schierarsi.

Così si semplifica tutto, non si perde tempo ad analizzare le cose e si vive sull'onda del momento, del risultato. Allora, prima di fare teoria, diamo i numeri. Quelli almeno hanno il vantaggio di non dipendere dalle opinioni. Oltre alla classifica, ci sono cose che sorprendono se si guarda al campionato della squadra di Alvini. Terzo miglior attacco, insieme alla Lazio, dietro soltanto a Inter e Roma. Il suo centravanti, Raimondo, è il capocannoniere della Serie A insieme al monzese Varela. Nonostante il bomber, il Frosinone ha mandato in gol sette giocatori diversi, finora. I diciassette punti messi insieme in nove giornate da una neopromossa hanno un unico precedente datato 2007, solo che apparteneva alla Juve risalita dopo Calciopoli...

Alvini è salito di categoria ma non ha fatto una piega. I suoi giocano come l'anno scorso. Hanno il PPDA (Passes Per Defensive Action) più basso del campionato. Il che significa che concedono meno passaggi agli avversari prima di una riconquista. Infatti è la riaggressione immediata l'aspetto che più colpisce e che dimostra come le fasi di gioco siano strettamente collegate. Già, perché non appena il pallone torna tra i piedi dei giocatori del Frosinone si ricerca subito la verticalizzazione approfittando dello sbilanciamento avversario, spesso andando a pescare il giocatore largo sulla fascia che può sbizzarrirsi nell'uno contro uno. L'esterno opposto taglia verso il centro e il trequartista, e uno dei due centrali davanti alla difesa, si inseriscono per liberare spazio o dettare il passaggio. Spesso ci sono almeno sei giocatori nei pressi dell'area avversaria. 

La squadra di Alvini, oltre a esaltarsi negli spazi, sa risalire il campo con una certa facilità, legata allo scaglionamento dei suoi giocatori, abilissimi nell'occupare gli spazi liberi alle spalle degli avversari in tutte le zone del campo. Spesso si assiste a una manovra che procede per giocate a uno, due tocchi con la palla distribuita in una posizione che viene subito occupata da un inserimento di chi arriva da dietro. La linea di difesa accompagna per evitare di dare troppa profondità in caso di perdita del pallone, visto che sono tutti proiettati alla riconquista immediata. 

Insomma, il Frosinone per ora non si ferma. Bisognerà che qualcuno inizi a farsene una ragione.