TRAILRUNNING

Golden Trail World Series: tris consecutivo per Elazzaoui, Florea si conferma

Il marocchino e la rumena re e regina del circuito che comprende appuntamenti classici ma punto tutto sull'Estremo Oriente

di Stefano Gatti
© GTWS/Koastal Forest

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Pronostico di inizio stagione rispettato alla lettera nelle Golden Trail World Series, il circuito internazionale di corsa in natura targato Salomon che ha chiuso il calendario 2026 in Estremo Oriente e in particolare con la Grand Finale del Muju Trail in Corea del Sud. Ad imporsi nella classifica finale sono stati infatti Elhousine Elazzaoui e Madalina Florea. Terza corona consecutiva per il fortissimo marocchino del team NNormal che ha chiuso in bellezza, secondo sigillo per la rumena del team Scott che nell'ultimo atto stagionale - caratterizzato dal punto di vista meteo della pioggia - si è dovuta accontentare del secondo posto alle spalle della sorpresa di giornata, la islandese Andrea Kolbeinsdottir, al termine di una sfida durata per tutta la distanza della gara. Va così in archivio una delle stagioni più combattute della storia delle GTW tra sorprese, nuovi protagonisti e un calendario (sette prove di regular season prima della Grand Finale) capace di affiancare gare inedite e nuove sfide ad alcuni dei grandi monumenti del trailrunning.  

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GARA UOMINI

Elhousine Elazzaoui (NNormal) firma una prestazione magistrale al Muju Trail, conquistando la quarta vittoria stagionale e il terzo titolo consecutivo nelle Golden Trail World Series, exploit che ne fa a buon diritto l’atleta più titolato nella storia del circuito. Patrick Kipngeno (Run2gether On Trail) dà vita ad una spettacolare rimonta per chiudere al secondo posto sia a Muju sia nella classifica generale, con il titolo deciso da appena due punti: 1130 per Elazzaoui contro 1128 per il keniano. Salomon conquista la prima edizione della classifica a squadre delle GTWS, imponendosi anche a Muju e coronando una straordinaria stagione 2026, con la lotta per i titoli rimasta aperta fino all’ultima gara. 

Elhousine Elazzaoui (NNormal) ha firmato una prestazione storica nella Grand Finale del Muju Trail, conquistando il suo terzo titolo nelle Golden Trail World Series (GTWS). Il marocchino ha centrato la quarta vittoria stagionale su uno dei percorsi più tecnici e impegnativi affrontati finora: 28 chilometri e 650 metri per 2313 metri di dislivello positivo. Con questa nuova corona, Elazzaoui diventa l’atleta più titolato nella storia del circuito, coronando un’altra straordinaria prestazione in una competizione con cui ha costruito un legame speciale. Patrick Kipngeno (Run2gether On Trail) ha chiuso al secondo posto sia la gara sia la classifica generale, mentre Timothy Kibett (Salomon) ha completato il podio. Giornata decisamente complicata per Philemon Kiriago, compagno di squadra di Kipngeno nelle file della corazzata Run2Gether On Trail. Leader della classifica generale alla vigilia della Grande Finale, il keniano non è riuscito ad andare oltre l’undicesimo posto, un risultato che ha messo fine alle sue speranze di conservare la leadership e lo ha fatto scivolare al terzo posto nella classifica generale finale. 

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ELAZZAOUI SI PRENDE LA GRANDE FINALE

La Grand Final maschile ha preso il via sotto la pioggia. Nonostante la loro difficoltà, i primi chilometri rappresentavano il tratto più scorrevole della giornata, con un’ampia pista che conduceva i corridori verso Seolcheonbong prima di lasciare spazio alle sezioni più tecniche del percorso. La tensione era alta fin dalla partenza: Philemon Kiriago, Patrick Kipngeno ed Elhousine Elazzaoui arrivavano a Muju con il titolo delle Golden Trail World Series in palio, separati da appena 46 punti. Leader della classifica generale, Kiriago ha preso l’iniziativa fin dai primi metri della salita, ma il suo tentativo in solitaria è durato poco. Ben presto si è formato un ristretto gruppo di testa, con tutti e tre i contendenti al titolo ancora in corsa. Kipngeno, però, non sembrava essere nella sua giornata migliore e si è fermato brevemente, primo segnale che la sfida decisiva non stava iniziando come sperato. Con l’aumentare della pendenza, il gruppo di testa ha iniziato a selezionarsi. Brayan RodrIguez e Taylor Stack (Brooks) si sono portati al comando, seguiti a pochi secondi da Kiriago, Alain Santamaria (X-Bionic Integrity) e dal trio Salomon formato da Joey Hadorn, Ezekiel Rutto e Samwel Kiprotich. La gara però era ancora lontana dal suo esito finale. Nel tratto tra Seolcheonbong e Hyangjeokbong - a circa 1600 metri di quota e nel punto più alto del percorso - un nuovo attacco ha spezzato ancora una volta il gruppo. Questa volta è stato Elazzaoui a passare all’offensiva. Consapevole che solo una vittoria avrebbe tenuto vive le sue speranze di conquistare un terzo titolo assoluto, il marocchino ha scelto un approccio molto più aggressivo del solito, sferrando un attacco deciso per involarsi da solo al comando. Al passaggio da Hyangjeokbong (intorno al chilometro sei e mezzo) Elazzaoui aveva già costruito un vantaggio di circa un minuto su un gruppo di inseguitori composto da Stack, Rodriguez, Kibett, Hadorn, Santamaria e Michael Selelo Saoli (Run2Gether On Trail). Più indietro, Kiriago e Kipngeno accusavano già oltre un minuto e mezzo di ritardo.

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Le difficoltà di Kipngeno continuavano, mentre la leadership di Kiriago nella classifica generale iniziava seriamente a vacillare. Ad attendere Elazzaoui c’era poi un terreno perfetto per le sue caratteristiche: una vertiginosa discesa verso il tempio di Baengnyeonsa, tra gradini, rocce e foglie rese scivolose dalla pioggia. Il marocchino sembrava muoversi con sorprendente naturalezza sul terreno tecnico, mentre i suoi avversari faticavano a tenere il ritmo su una discesa che richiedeva precisione, sicurezza e controllo. Lungo due chilometri e mezzo (pendenza del -28%), il segmento in discesa è andato a Santamaria. Elazzaoui ha chiuso quinto, aggiungendo due preziosi punti al proprio bottino in classifica generale: un bonus apparentemente minimo, ma potenzialmente decisivo in una lotta per il titolo sul filo del rasoio. I segmenti avevano infatti giocato un ruolo fondamentale nel mantenere apertissima la lotta per la classifica generale fino a Muju. Senza i punti bonus accumulati nelle salite, nelle discese e negli sprint durante la stagione, Elazzaoui sarebbe arrivato alla Grand Finale da leader. I 106 punti extra conquistati da Kiriago, contro i 58 del marocchino, avevano invece permesso all’atleta di Run2Gether On Trail di presentarsi all’ultima gara con un vantaggio. Al nono chilometro lo scenario era completamente cambiato. Kiriago era decimo, a quattro minuti dalla testa della corsa, e vedeva progressivamente svanire le possibilità di conservare la leadership. Elazzaoui, intanto, proseguiva la sua corsa solitaria al comando, inseguendo la vittoria indispensabile per tenere vivo il sogno di una terza corona nelle Golden Trail World Series. Nella seconda salita verso Hyangjeokbong, le posizioni alle spalle del leader sono cambiate ancora.

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Elazzaoui rimaneva saldamente al comando, mentre Santamaria e Stack guidavano l’inseguimento. Stack è tornato in seconda posizione, mentre Hadorn ha raggiunto Santamaría inserendosi nella lotta per il podio. In cima, Elazzaoui aveva portato il proprio vantaggio a oltre cinque minuti sui primi inseguitori e a più di dodici su Kiriago, ormai scivolato in quindicesima posizione. La durezza delle salite e l’elevato livello tecnico delle discese hanno provocato continui cambi di posizione. Nella seconda discesa verso il tempio, Santamaria ha ancora una volta messo in mostra le proprie qualità tecniche, guadagnando qualche secondo su Stack e Hadorn. Sul medesimo tratto si disputava anche lo sprint segment da un chilometro e cento metri (pendenza media del -7,7%). Ad aggiudicarselo davanti a Kiriago è stato Jan Fiala. Nonostante le difficoltà incontrate sul percorso, il keniano ha dimostrato di avere ancora velocità nelle gambe. Il secondo posto nel segmento gli è valso otto punti aggiuntivi, riducendo leggermente il distacco da Elazzaoui nella battaglia per la classifica generale. Superato lo sprint, la gara è esplosa nuovamente, questa volta nella lotta per il podio. Mentre la fatica iniziava a farsi sentire, Patrick Kipngeno è tornato prepotentemente protagonista. Ai piedi dell’ultima salita (intorno al chilometro ventuno), il keniano accusava ancora circa due minuti di ritardo da Stack, Santamaria e Hadorn. Appena due chilometri più tardi, allo scollinamento, aveva completato una straordinaria rimonta fino a portarsi in seconda posizione. Kipngeno non è stato l’unico a rimontare nel finale. Timothy Kibett ha superato a sua volta Stack e Santamaria prima di lanciarsi all’inseguimento di Hadorn, trasformando gli ultimi chilometri in una serratissima battaglia per il podio. Con un’ultima discesa e appena cinque chilometri ancora da percorrere, tutto restava aperto alle spalle di Elazzaoui, padrone della corsa fin dalla prima salita. Il marocchino, però, non ha mai vacillato. Ha tagliato il traguardo in due ore, 49 minuti e 14 secondi, firmando una delle prestazioni più brillanti della sua carriera. Kipngeno è arrivato appena 43 secondi più tardi, completando una spettacolare rimonta e chiudendo in crescendo la stagione, con due vittorie e un nuovo podio nella trilogia asiatica conclusiva. Kibett ha completato il podio a un minuto e mezzo dal vincitore. 

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“ESSERE O NON ESSERE”: ELAZZAOUI ENTRA NELLA STORIA

Elazzaoui arrivava in Corea del Sud con una sfida tutt’altro che semplice: difendere la sua corona nelle GTWS. Nonostante una stagione straordinaria, impreziosita dalle vittorie nella regular season alla Zegama-Aizkorri (Spagna), nella Ledro Sky Trentino (Italia) e nel Salomon Pitz Alpine Glacier Trail (Austria), il marocchino si presentava alla Grande Finale in terza posizione nella classifica generale, alle spalle di Kiriago, che aveva costruito un margine importante grazie ai punti bonus conquistati nei segmenti. Al Muju Trail, però, Elazzaoui ha deciso di prendere in mano il proprio destino. Consapevole che solo la vittoria avrebbe tenuto vive le sue speranze di titolo, ha scelto di giocarsi il tutto per tutto. "Oggi ho dato tutto. Sapevo di correre dei rischi, ma mi sono detto: se succede qualcosa, succede. Mi sono persino scritto 'Essere o non essere' sulle mani per ricordarmi che oggi era tutto o niente", ha raccontato Elhousine dopo aver tagliato il traguardo.

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Una scelta che ha pagato nel migliore dei modi. La sua straordinaria prestazione gli ha regalato la quarta vittoria stagionale e, soprattutto, il terzo titolo consecutivo nelle Golden Trail World Series, rendendolo l’atleta più titolato nella storia del circuito. Un traguardo che lo stesso Elazzaoui faticava ancora a realizzare: "Vincere tre titoli delle Golden Trail World Series è un record. Per me è qualcosa di davvero storico. Sono felicissimo e faccio fatica a trovare le parole". 

Il marocchino guarda già al futuro. Pur pensando a un possibile passaggio alle distanze più lunghe, non esclude di tornare per provare ad arricchire ulteriormente il proprio palmarès: "Voglio tornare l’anno prossimo perché sarà il decimo anniversario delle Golden Trail World Series e per me avrà un significato molto speciale. Vedremo se avrò ancora la possibilità di lottare per un altro grande risultato".

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UN FINALE ALL’ALTEZZA DI UNA STAGIONE SPETTACOLARE

La Grand Finale, che assegnava 300 punti contro i 200 di una gara tradizionale e in cui tutti i segmenti contribuivano alla classifica generale, ha completamente rivoluzionato il podio finale. Grazie alla vittoria e ai 306 punti conquistati a Muju, Elazzaoui è balzato dalla terza alla prima posizione, aggiudicandosi il titolo con 1130 punti, appena due in più di Kipngeno (1128), che ha conservato il secondo posto. Per Kiriago, invece, la Grande Finale ha cambiato radicalmente lo scenario: leader della classifica generale alla vigilia della gara, ha concluso la stagione al terzo posto con 1075 punti. 

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GARA DONNE 

Andrea Kolbeinsdottir (Salomon) ha brillato su uno dei percorsi più tecnici e impegnativi nella storia delle Golden Trail World Series, conquistando sotto la pioggia la sua prima vittoria nel circuito. Madalina Florea (Scott) si è confermata campionessa delle Golden Trail World Series al termine di una stagione di straordinaria regolarità, con tre vittorie e due secondi posti nelle cinque gare disputate. Miriam Morales (Mexico Imparable) ha completato il podio coreano, mentre Caroline Kimutai (Salomon) e Ruth Gitonga (Run2Gether On Trail) hanno chiuso la stagione rispettivamente al secondo e al terzo posto della classifica generale. 

Il Muju Trail ha consacrato una nuova stella. Andrea Kolbeinsdottir (Salomon) ha conquistato la sua prima vittoria nel circuito con una straordinaria prova di talento, forza e capacità di adattamento su uno dei percorsi più tecnici e impegnativi nella storia della competizione. Pochi minuti più tardi, Madalina Florea (Scott) ha tagliato il traguardo in seconda posizione con un altro grande motivo per festeggiare: un risultato che le ha permesso di confermare il titolo di campionessa delle Golden Trail World Series. La messicana Miriam Morales (Mexico Imparable) ha completato il podio della Grande Finale con un’eccellente terza posizione. La gara di Muju non ha modificato le altre due posizioni sul podio della classifica generale: Caroline Kimutai (Salomon) ha concluso la stagione al secondo posto, mentre Ruth Gitonga (Run2Gether On Trail) ha chiuso al terzo.  

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UN DUELLO AL LIMITE PREMIA KOLBEINSDOTTIR

I primi distacchi si sono delineati già nei chilometri iniziali, sull’unico tratto del percorso in cui le atlete potevano trovare un ritmo di corsa costante, lungo un’ampia pista dal profilo relativamente regolare. Da lì è iniziata una dura salita di sei chilometri verso Seolcheonbong. Caroline Kimutai (Salomon) ha preso subito l’iniziativa, guadagnando terreno sulle inseguitrici. Madalina Florea la seguiva a ventiquattro secondi al passaggio nella zona di transizione attorno a Hyangjeokbong, il punto più alto del percorso, ad oltre 1600 metri di quota. Alle loro spalle la gara restava apertissima: Madalina Amariei (Kailas Fuga), Ruth Gitonga (Run2Gether On Trail), Andrea Kolbeinsdóttir (Salomon) e Hanna Groeber (Nike ACG) erano tutte racchiuse entro due minuti dalla testa. La gara ha cambiato completamente volto con la prima discesa verso il tempio di Baengnyeonsa: due chilometri e mezzo con una pendenza media del -28%, tra gradini, rocce bagnate e un tappeto di foglie che nascondeva il terreno sottostante, rendendo ancora più insidioso un tratto già estremamente tecnico. Florea ha raggiunto Kimutai a metà discesa e si è portata al comando, mentre la connazionale Amariei recuperava oltre un minuto, arrivando al termine del tratto in seconda posizione. Più indietro, l’italiana Beatrice Bianchi (Salomon) si è aggiudicata il segmento con quasi due minuti di vantaggio sulla seconda atleta più veloce, Miriam Morales.

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È stata però la statuaria Kolbeinsdottir a sfruttare al meglio la discesa per lanciare l’offensiva destinata a cambiare il corso della gara. L’islandese ha raggiunto Kimutai e, nella successiva salita verso Hyangjeokbong, è emersa come la principale rivale di Florea. Sui tecnici sentieri nel bosco, tra rocce irregolari e terreno insidioso, ha progressivamente ridotto il distacco fino a superare la rumena in prossimità della vetta. Le due hanno quindi affrontato insieme la seconda discesa verso il tempio. Le caratteristiche del percorso hanno trasformato la lotta per la vittoria in un continuo alternarsi al comando. I secondi faticosamente guadagnati sulle durissime salite potevano svanire rapidamente nelle discese tecniche, dove altre atlete riuscivano a recuperare terreno, dando vita a una gara particolarmente incerta e imprevedibile. Alle spalle delle due leader, Amariei ha riconquistato la terza posizione ai danni di Kimutai. Quest’ultima è poi caduta ed è stata superata anche dalla messicana Morales, vedendo così svanire le proprie speranze di conquistare la classifica generale. Anche Groeber è stata costretta al ritiro per problemi muscolari, dopo essere recentemente tornata alle competizioni in seguito alla frattura al polso subita sulla Grande Muraglia Cinese.  Nemmeno Kolbeinsdottir è uscita indenne dal difficile tratto tecnico. L’islandese ha rischiato, è caduta, ma ha comunque raggiunto il chilometro diciassette con 35 secondi di vantaggio su Florea. Da lì iniziava lo sprint segment (un chilometri e cento metri, pendenza media del -7,7%) e caratterizzato da una spettacolare scalinata lungo il fiume. Kolbeinsdottir si è imposta ancora una volta, per un solo secondo più veloce di Florea. Con le altre contendenti ormai a oltre cinque minuti, la vittoria era diventata una sfida a due. Il vantaggio di Kolbeinsdottir è però durato poco: Florea ha nuovamente preso il comando nella transizione verso l’ultima grande salita a Chilbong. Le due atlete si sono alternate in testa nelle prime fasi di quella che si sarebbe rivelata l’ascesa decisiva: due chilometri e duecento metri con una pendenza media del 25,2%, tratti superiori al 40%, enormi gradini e rocce scivolose che in alcuni punti costringevano le atlete ad aiutarsi con le braccia per avanzare. Le difficoltà del terreno non hanno risparmiato nemmeno Morales, caduta dopo essersi già portata in terza posizione. È stato proprio qui che Kolbeinsdottir ha sferrato l’attacco decisivo.

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L’islandese ha definitivamente staccato Florea, anche lei in difficoltà nel mantenere l’equilibrio sul terreno scivoloso, e ha raggiunto la vetta con quasi tre minuti di vantaggio. Un margine importante in vista dell’ultima discesa. Il miglior tempo nel segmento di salita, tuttavia, è stato fatto registrare da Theres Leboeuf (Compressport/Lowa), che lo ha completato in poco più di trentadue minuti. Lungi dal limitarsi a gestire il vantaggio, Kolbeinsdottir ha continuato ad aumentarlo nella discesa finale, tagliando il traguardo con quasi sei minuti di margine su Florea. L’islandese ha così conquistato la sua prima vittoria nelle Golden Trail World Series in tre ore, 19 minuti e 56 secondi.

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Alle sue spalle, una Florea al colmo della felicità ha tagliato il traguardo per poi festeggiare rotolandosi nelle pozzanghere: un secondo posto che valeva un premio ancora più importante, il suo secondo titolo consecutivo nella classifica generale delle Golden Trail World Series. Molto più serrata la battaglia per l’ultimo gradino del podio. Morales e Amariei hanno affrontato l’ultima rampa, nel cuore della stazione sciistica, con un distacco minimo, ma la messicana è riuscita a difendere la terza posizione per appena 24 secondi. Morales ha così coronato un’eccellente prestazione a Muju, chiudendo terza a nove minuti e 15 secondi dalla vincitrice. 

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DAL GOLDEN TICKET ALLA VITTORIA

Il cammino che ha portato Kolbeinsdottir alla vittoria in Corea del Sud era iniziato molti mesi prima, a migliaia di chilometri di distanza, in Australia. "È stato piuttosto curioso. Ero a Melbourne e il mio allenatore mi ha detto che avrei potuto partecipare ai Golden Trail National Championships (GTNC) e che avevo buone possibilità di vincere. Ho vinto e mi sono così guadagnata un Golden Ticket per venire qui, in Corea del Sud", racconta la ragazza islandese.

I Golden Ticket offrono un accesso diretto alla Grande Finale delle GTWS, con un duplice obiettivo: scoprire i migliori talenti nazionali e offrire alle nuove promesse del trail running l’opportunità di confrontarsi con l’élite mondiale. Il Muju Trail coreano ha così riunito diciannove atleti qualificati attraverso otto gare disputate in tre continenti. Inoltre, i primi tre uomini e le prime tre donne della Grande Finale arrivati a Muju al di fuori della top 30 conquistano a loro volta un Golden Ticket per partecipare alle GTWS nel 2027. Con il pass per Muju già in tasca, Kolbeinsdottir aveva mostrato tutto il suo potenziale al Ledro Sky Trentino, in Italia. Quinta al traguardo, aveva dimostrato di poter competere con alcune delle migliori atlete al mondo, mettendo in evidenza anche le sue qualità sui terreni tecnici con il miglior tempo nel segmento di discesa. 

La sua vittoria a Muju avrà forse sorpreso molti, ma Kolbeinsdottir ci credeva già. "Devo ammetterlo: questa mattina mi sono detta che potevo vincere. Mi sentivo davvero bene, ero molto positiva e credevo nelle mie possibilità. È un percorso che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche. Sono forte sui terreni tecnici".

Il successo di Muju consacra Kolbeinsdottir tra le migliori atlete al mondo su questa distanza e potrebbe persino convincerla a rivedere i suoi programmi per il futuro. Dopo aver valutato il passaggio alle distanze più lunghe, questa vittoria le ha aperto una nuova prospettiva: "Forse il prossimo anno lo dedicherò alle Golden Trail World Series".

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FLOREA CORONA UNA STAGIONE QUASI PERFETTA

Dopo una stagione caratterizzata da una regolarità straordinaria, Madalina Florea si è laureata per la seconda volta campionessa delle Golden Trail World Series. La rumena ha vissuto un 2026 quasi perfetto, conquistando la vittoria al Quebec Mega Trail in Canada, al Salomon Pitz Alpine Glacier Trail in Austria e alla Sierre-Zinal in Svizzera. Nelle uniche due gare in cui non è salita sul gradino più alto del podio, il Ledro Sky Trentino e la Grande Finale del Muju Trail, ha chiuso al secondo posto. Florea conclude così la stagione con 1164 punti, davanti a Caroline Kimutai, seconda con 1016 punti, e Ruth Gitonga, terza con 982. "Ogni gara che ho disputato quest’anno mi ha aiutata a conquistare questo trofeo. Questa è stata la gara più dura che abbia mai affrontato. Non sentivo più il mio corpo".  

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LA CLASSIFICA A SQUADRE

Nell’anno inaugurale della classifica a squadre, Salomon ha chiuso la stagione al vertice, premiando con il titolo una straordinaria costanza nell’arco dell’intero anno e imponendosi anche nella classifica a squadre del Muju Trail. Il terzo posto di Timothy Kibett e il quarto di Joey Hadorn in gara uomini, insieme alla vittoria di Andrea Kolbeinsdottir e al quinto posto di Barbora Bukovjan nella prova femminile hanno messo il sigillo su una stagione da incorniciare per il team. 

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GLI ITALIANI DELLA CLASSIFICA GENERALE

Per quanto riguarda le atlete e gli atleti di casa nostra, migliore italiano nella classifica generale uomini per Isacco Costa (Team La Sportiva), tredicesimo con 710 punti. Ventesimo con 419 punti il suo compagno di colori Andrea Rostan. Chiude in ventiduesima posizione Mattia Tanara (Team Scott, 410 punti), mentre Tiziano Moia (Team NNormal) occupa la casella finale della top 30 con 136 punti. Tra le donne, sfiora la top ten Elisa Presa (Team Salomon), dodicesima con 605 punti. Ventesima casella per Beatrice Bianchi (Salomon, 214 punti), seguita da Arianna Del Pino (NNormal) ventiduesima con 168 punti. Ventottesima Maria Gusmeroli (Team Valtellina) che chiude la sua stagione con 123 punti.