NUOTO E GAME

Martinenghi e l'aiuto dei Lego: "Sono il mio segreto, faranno parte della preparazione per LA 2028"

Il campione azzurro sorprende tutti in occasione di un evento a Lucca Comics & Games: "I mattoncini mi aiutano a estraniarmi dal mondo. Dopo l'infortunio avevo in parte perso l'euforia. Inter? Vorrei che vincesse la Champions"

Il campione olimpico Nicolò Martinenghi è stato l'ospite d'eccezione del Gruppo LEGO a Lucca Comics & Games 2026 per svelare, in anteprima esclusiva presso la Magellano House of Mixology, il nuovo attesissimo set dedicato a Dragon Ball. Un evento che ha unito le grandi sfide dello sport alla cultura pop, celebrando la passione del nuotatore per i mattoncini come fondamentale strumento di concentrazione e relax mentale per preparare i prossimi traguardi agonistici. Tra LEGO e piscina, insomma, il legame è più forte di quanto si possa pensare.

Come i mattoncini LEGO possono aiutare un atleta di livello mondiale come te? 
"Sembra impossibile, ma ci sono tante similitudini e tanti punti in comune, anche se poi dipende da persona a persona. Nel mio caso, parlo personalmente, mi aiutano a estraniarmi dal mondo. Quando sono lì da solo, mi piace l'ordine: inizio a fare i miei set, ho tutti i sacchettini messi in un certo modo, e questo mi dà un senso di relax assoluto in cui svuoto la mente. Per me è difficile svuotare completamente il cervello, come credo per tutti. Quando trovi quella cosa che ti aiuta a farlo – per me, mattoncino dopo mattoncino, costruire un set – hai fatto bingo. Hai trovato la tua isola felice. Quindi sì, mi aiuta molto al di fuori del nuoto; è un momento in cui riesco a essere davvero libero". 

Si può dire quindi che costruire con LEGO faccia, in un certo senso, parte della tua preparazione agonistica? 
"Certo. È una cosa che d'ora in poi dirò sempre nelle mie risposte, perché è vero. Uno sportivo, per potersi definire tale, deve vivere la giornata al 100% in funzione del suo sport: il riposo, l'alimentazione, il recupero, l'allenamento... Tutto è basato sulla prestazione. E quel momento solo tuo, in cui ti liberi completamente, fa parte della mia vita sportiva. Quindi sì, la mia preparazione per Los Angeles 2028 includerà anche il mondo LEGO". 

Non è forse un po' una scusa per continuare a giocare anche da adulti?
"Forse sì, significa sentirsi un po' Peter Pan ogni tanto. Ma credo sia giusto, perché siamo in una fase della vita in cui si cresce, ma si rimane molto attaccati all'infanzia e all'adolescenza, e si vuole mantenere vivo quel legame. Questo è il modo perfetto per farlo: in modo materiale, finendo un set, ma anche divertendoti durante la costruzione. Ti senti quasi un inventore, ti dà quello stesso senso di meraviglia di quando eri bambino. Vedo anche genitori trasmettere questa passione ai figli: quando riesci a uscire dallo scetticismo, che, lo specifico, non mi appartiene, e che qui a Lucca Comics & Games è tra le cose più lontane in assoluto, ti rendi conto di quanto sia bello, di come genitori e figli che abbracciano le stesse passioni si divertano insieme e si leghino ancor di più". 

Hai dei set preferiti? C'è qualcosa che ti è piaciuto costruire in modo particolare?
"Sono amante un po' di tutti i set. Al di là di un tema principale che può piacerti di più, credo sia bello sperimentare. L'unica preferenza, nel mio caso, è che non siano troppo ingombranti, perché non ho tantissimo spazio in casa. Sicuramente i set LEGO riescono a unire il bambino che ero con la persona che sono oggi. Uniscono tantissime generazioni, ed è una cosa folle, pazzesca e davvero unica". 

Mi hai in parte già risposto, ma mi confermi che da piccolo i set LEGO erano una tua passione? Ne hai ancora qualcuno a casa?
"Certo, al 100%. Quando io e mio fratello siamo cresciuti, giocavamo con gli stessi mattoncini, spesso sfusi e non appartenenti a specifici set. Poi lui è cresciuto e tutto è diventato “mio”, e ho continuato e ampliato la collezione. Ora è tutto in mansarda in casa mia a Varese, e quando tornerò li riprenderò tutti, e magari ricomincerò a costruirli da capo".

Passiamo alla parte sportiva. Il 2026 è stato un anno difficile tra gli infortuni alla spalla e l'ipotesi di smettere prima del doppio oro europeo. Cosa chiede Nicolò al suo futuro? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
"A livello umano e sportivo gli obiettivi vanno di pari passo: l'obiettivo è migliorarsi ogni giorno. A livello sportivo il tempo è tangibile e non si scappa, ma l'approccio con cui si vive la quotidianità fa tanto. Se stai bene fuori, stai bene anche dentro. È stato un anno complicato sotto molti punti di vista. L'idea di abbandonare non nasceva dal fatto che non fossi più attratto dal nuoto, ma dal sentirsi un po' fuori, aver perso in parte l'euforia. Quando hai un infortunio devi investire tantissimo tempo nel recupero, e all'inizio lo vedi solo come un cercare di tornare in pari. Quando invece capisci che anche il recupero fa parte della creazione della tua performance, fai bingo. Anche se non sono al 100%, do il 100% di quello che ho. Quando entri in questa mentalità, ti godi tutto molto di più. L'obiettivo principale è mantenere questa mentalità fino alla fine della mia carriera". 

Il tuo allenatore, Matteo Giunta, ha detto che vedi le difficoltà come opportunità. È davvero così?
"Sì, ci metti un po', ma sono sempre stato abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno. Davanti a una difficoltà, il primo pensiero che mi viene in mente è: "Si risolve". Non so come, ma si risolve. Partire da uno stato d'animo propositivo fa davvero la differenza. Nelle difficoltà c'è l'opportunità di crescere, di imparare a non sbagliare più. Non c'è successo senza difficoltà. È proprio lì che tiri fuori il carattere, il tuo essere, agonista o professionista che sia". 

Quanto è stata importante per la tua carriera la scelta di andare a Verona ad allenarti?
"È stata una delle scelte più difficili della mia carriera, perché è avvenuta pochi mesi dopo aver vinto l'Olimpiade. Sono estremamente riconoscente a chi mi ha aiutato ad arrivare a quell'obiettivo, ma è come scalare una montagna: una volta che lo hai fatto, vuoi provare un percorso nuovo. Avevo bisogno di qualcosa di diverso per andare avanti e ritrovare la motivazione. Rimettersi in gioco è stata una carta vincente, e tornando indietro la rifarei sicuramente". 

Si può dire quindi che Martinenghi sia come la sua Inter, che non si arrende mai?
"Un po' pazza anche. Assolutamente, stiamo soffrendo, ma l'imprevedibilità è il bello dello sport. Vedere una partita che finisce 6-0 non è così entusiasmante. Lo sport è confrontarsi, prima con se stessi e poi con gli avversari. È bello avere quel senso di suspense fino alla fine, il finale di un film che non ti aspetti". 

E' stato presentato il nuovo progetto per San Siro: cosa ne pensi?
"Mi avevano invitato ieri alla presentazione del nuovo Stadio, solo che ero a Verona e non sono riuscito ad andarci. Io sono estremamente amante di San Siro, mi piace tantissimo: è un pezzo di storia. Però è inevitabile che i cambiamenti avvengano. Avresti deluso qualcuno in ogni caso, ma quando scegli la strada del progresso e dell'innovazione, che sia la scelta più amata o meno, è per forza quella da percorrere. I bambini di domani andranno a vedere quello stadio lì e lo ameranno come noi abbiamo amato San Siro.

Ultimissima: se dovessi scegliere, Scudetto o Champions?
"Oggi ti dico Champions, perché è uno dei ricordi più belli della mia infanzia legati all'Inter e vorrei riviverlo. Lo scudetto l'abbiamo visto in questi anni, ora voglio rivedere una Champions. Voglio il nostro gol al novantesimo in una finale. Ma ci arriviamo, ci arriviamo".