"Nel 2027 non prenderò il numero uno, manterrò il dodici perché era quello di Ayrton Senna che è sempre stato la mia fonte di ispirazione. E poi, ad essere sincero, sono molto superstizioso l'uno poi non mi ha mai portato fortuna. Ogni volta che l’ho utilizzato in gara le cose sono andate malissimo. Quindi, un motivo in più per tenere il numero dodici, che oltretutto mi aiuta a tenere i piedi per terra e mi darà più consapevolezza per ripartire da zero l'anno prossimo".
Nella marcia di avvicinamento al Gran Premio del Brasile, risuona ancora forte l'eco dei pensieri di Kimi Antonelli che - nella tappa sudamericana del Mondiale in programma nel weekend - affronta emblematicamente la sua prima gara da campione del mondo sulla pista di casa del suo idolo ed è molto probabile che Kimi lo faccia con un casco speciale dedicato a Senna. Non sarà di certo l'unico iniziativa - più o meno estemporanea con la quale il neocampione ha intenzione di festeggiare un'impresa per la quale - come ha detto lui stesso - "la prima svolta è stata la vittoria di Montecarlo. Lì ho capito che... si poteva fare. Poi la vittoria in rimonta a Monza, dove il sogno si è fatto concreto. Un bel colpo psicologico, avevo già messo in conto di perdere dei punti sui miei inseguitori e invece ne ho guadagnati". Aspettiamoci anche qualche colpo di testa a sorpresa, come quella di tingersi i capelli, mentre il sogno (nemmeno tanto segreto) nel cassetto di Kimi è quello di ottenere dalla Mercedes la W17 della sua cavalcata verso il titolo. "Almeno il telaio, da mettere in officina. Devo ancora convincere mio papà, lì dice che non c'è spazio..."
© Getty Images
Nelle prossime settimane, e di più ancora a Mondiale terminato, saranno sicuramente molti gli eventi ai quali Antonelli sarà invitato nelle vesti di ospite d'onore. Alla tuta ignifuga nella quale si sente a suo agio quasi quanto dentro il pigiama, Kimi dovrà preferire un outfit più adeguato: "Non vedo l’ora di andare al galà FIA di fine stagione a Shanghai per ricevere il trofeo del campione del mondo, credo e spero che almeno quello me lo lascino tenere. Dovrò chiedere a Toto Wolff". Sì perché nel motorsport (e a maggior ragione in Formula Uno) è prassi diffusa che coppe e trofei vinti in pista e sollevati sul podio vengano poi prelevati e gelosamente conservati dalle squadre per esporle nelle proprie sedi. Un "sacrificio" al quale - ne siamo certi - Kimi si sottoporrà volentieri, a patto di poter "rifornire ancora a lungo la bacheca del quartier generale di Brackley.