
Nessuno è eterno e intoccabile: anche un mito come Ronaldo deve inchinarsi al tempo che passa
Lo scontro con il CT Jorge Jesus è stato la maniera per metterlo davanti alla dura realtà, non è più il giocatore determinante di un tempo

Gli avevano fatto credere di essere eterno. Ci aveva creduto e per non farsi mancare nulla, ci aveva aggiunto del suo: eterno e intoccabile. Così Cristiano Ronaldo era sicuro (non semplicemente convinto) che fino alla fine della sua lunga vita calcistica, la Nazionale portoghese sarebbe stata il salotto di casa sua, un posticino tranquillo dove sorseggiare le sue tisane e i suoi cocktail di integratori, invitando chi più lo aggradava. Credente maniacale in sé stesso, questa la sua religione laica. Non aveva fatto i conti con gli anni che passano, con la natura che fa il suo corso senza guardarti in faccia, con le ingiurie degli anni che vengono dispensate anche a chi studia alimentazione e allenamento secondo dopo secondo.
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Ci voleva un episodio traumatico per chiudere il cerchio. Serviva l'arrivo di un vecchio bucaniere come Jorge Jesus sulla panchina del Portogallo, un signore del calcio che ne ha viste di tutti i colori ma che soprattutto in epoca recente ha allenato Ronaldo in Arabia, rendendosi perfettamente conto delle sue potenzialità attuali, da quarantunenne in eccellenti condizioni ma pur sempre quarantunenne. Non se l'aspettava, CR7, abituato a commissari tecnici più accomodanti, sempre pronti a sopportare i suoi allenamenti differenziati, a seguire alla lettera i suoi consigli (sarebbe meglio scrivere ordini) sulla formazione da schierare, sull'atteggiamento tattico, sulla scelta di chi dovesse calciare rigori e punizioni. In cuor suo il fuoriclasse di Madeira pensava che i colori del suo Paese - per gratitudine o per fede - lo aiutassero a tagliare il mitologico traguardo dei mille gol in carriera, anche a costo di mordersi la lingua a ogni passaggio sbagliato, a ogni atto di egoismo, a ogni palla persa per cercare la soluzione personale. È stata dura per molti compagni di squadra in questi ultimi anni. La colpa (ma in una condizione normale sarebbe un grande merito) di Jorge Jesus è stata quella di mettere Ronaldo davanti alla dura realtà: non siamo più di fronte al giocatore straordinario di dieci anni fa, il suo apporto alla squadra va sempre più scemando, la sua presenza nello spogliatoio resta condizionante, ma non più in positivo.
Certo, un grande amore come questo avrebbe meritato un epilogo più romantico, a un mese esatto dalla festa che ha celebrato il saluto di Leo Messi alla Nazionale argentina vicecampione del mondo. Quella sera, i giocatori dell'albiceleste hanno pianto lacrime vere, provenienti dal fondo dell'anima. Non sarebbe probabilmente lo stesso per un'eventuale partita d'addio di Ronaldo. In tanti hanno dovuto accettare le sue imposizioni, il rapporto si è sviluppato in maniera completamente diversa. Messi è stato un solista straordinario quanto Ronaldo, la differenza è che l'argentino inseriva i suoi assoli nel quadro di un'orchestra perfettamente funzionante, Ronaldo ha sempre prediletto l'inseguimento dei suoi traguardi personali. Record di presenze, record di gol e record di longevità come fiore all'occhiello, poi cinque Champions League, un Europeo e vari altri titoli da dividere a malincuore con altri giocatori.
Il Portogallo negli ultimi anni ha prodotto una lunghissima fila di talenti, quasi tutti esportati verso campionati prestigiosi come la Premier League e la Liga spagnola. Lo stesso Paris Saint Germain ha pescato bene da quelle parti. Però la squadra è sempre stata identificata con Cristiano Ronaldo, nel bene e nel male. Adesso è arrivato il momento di capire bene quali siano le reali potenzialità di questi ragazzi, che incantano comunque nelle competizioni per club. E lo stesso Jorge Jesus deve capire se passerà alla storia per essere l'uomo che ha messo alla porta il più popolare giocatore della storia del Portogallo (in quanto a bravura sarebbe meglio non dimenticare Eusebio) oppure come riformatore e resuscitatore di un calcio potenzialmente straordinario. A brevissimo la sentenza.