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Malagò-Galliani e la doppia firma del Genoa: l’elezione si tinge di giallo

L’elezione del numero 1 del calcio e il passaggio delicato della Commissione Vigilanza Candidature

di Gianluca Mazzini
© italyphotopress | Galliani e Malagò

© italyphotopress| Galliani e Malagò

Come nella politica americana, anche in quella del calcio il consenso può cambiare rapidamente. E il parallelo con le elezioni di midterm è suggestivo: quando una maggioranza perde pezzi, gli equilibri che sembravano consolidati tornano improvvisamente in discussione. È quello che sta accadendo nella corsa alla presidenza della Federcalcio tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani.

A raccontarlo, prima ancora delle dichiarazioni, sono i numeri della Serie A. Nella precedente occasione Malagò aveva raccolto il sostegno di 19 società su 20. Oggi, in vista delle elezioni federali del 14 dicembre, le firme a suo favore sono scese a 11. Otto in meno. E potrebbero diventare addirittura dieci. Il nodo è il Genoa. La firma del club rossoblù compare infatti nella documentazione presentata da entrambi i candidati. A giudicare questo e l’ammissibilità delle candidature sarà chiamata, entro il prossimo 14 novembre, la Commissione Vigilanza Candidature.

Non si tratta di una semplice questione formale. Perché, se la Commissione dovesse considerare nulla la firma del Genoa a sostegno di Malagò, quest’ultimo scenderebbe a dieci società, sotto la soglia minima necessaria per presentare la candidatura attraverso la componente di Serie A. In assenza di un altro sostegno valido da parte delle componenti federali, la sua candidatura decadrebbe.

La Commissione chiamata a decidere è stata istituita proprio dal Commissario Malagò. In precedenza, il compito di valutare la regolarità delle candidature era affidato al Segretario Generale, nel caso delle precedenti elezioni quindi fu Marco Brunelli a dare il via libera alle candidature di Malagò e Abete respingendo quella di Renato Miele, per mancanza del necessario accredito. Adesso l’organismo introdotto dall’ex presidente del CONI potrebbe essere chiamato a pronunciarsi su una questione decisiva per la sua stessa corsa alla Federcalcio. E Galliani? Lo storico dirigente di Milan e Monza ha presentato la propria candidatura grazie al sostegno delle componenti dei calciatori e degli allenatori. Se Malagò dovesse essere escluso, Galliani rimarrebbe insomma l’unico candidato. Ma candidato unico non significa presidente eletto.

Il 14 dicembre dovrebbe comunque ottenere la maggioranza prevista dalle regole federali: il 50,1%. Un passaggio tutt’altro che automatico, perché le firme necessarie per candidarsi e i voti indispensabili per essere eletti rispondono a logiche differenti. Ed è qui che entra in gioco il peso delle altre componenti del calcio italiano. Al momento rimangono difficili da decifrare gli orientamenti della Serie B, della Lega Pro e soprattutto del mondo dilettantistico guidato da Giancarlo Abete. Tre realtà che, insieme, rappresentano il 52% del peso elettorale dell’assemblea federale: il 6% della Serie B, il 12% della Lega Pro e il 34% dei dilettanti. Più della metà dei voti complessivi. Numeri che spiegano quanto sia ancora aperta la partita degli equilibri federali, indipendentemente dal numero dei candidati.

La corsa alla presidenza della FIGC si giocherà dunque su due date e due piani diversi. Entro il 14 novembre, quando la Commissione dovrà sciogliere il nodo Genoa e chiarire il quadro delle candidature. Il 14 dicembre, quando saranno i voti dell’assemblea a decidere il nuovo presidente.
Per Malagò, il primo ostacolo è conservare il diritto di correre. Per Galliani, l’eventuale candidatura unica non cancellerebbe la necessità di costruire una maggioranza.

Perché la Serie A può decidere chi resta in corsa. Ma sulla bilancia dell’elezione peseranno soprattutto quei mondi del calcio che, almeno per ora, non hanno ancora scoperto le proprie carte.