A che punto è il Milan di Amorim? Domanda senza risposta, perché in questi primi mesi della stagione si sono visti tanti Milan e non è ancora chiaro quale sia quello vero. I tifosi si augurano evidentemente che il paradigma sia quello visto nel derby: deciso, aggressivo, coraggioso nelle scelte e nelle giocate. Ma quella squadra non si è quasi mai vista in questa stagione. Una botta e via, godimento estremo ma limitato nel tempo. Tutto il resto è sofferenza, qualche volta anche noia.
In Europa League è stato un pianto continuo, dalla sconfitta contro le riserve del Benfica all’esordio fino alla disfatta con il Ferencvaros. In mezzo il disastro di Bournemouth e la vittoria estemporanea di Salisburgo. Nessun gol a San Siro, tre partite senza reti segnate, tre punti in classifica, un cammino da squadra di campionati secondari, non da un Milan che arriva da un derby vinto e che punta – parola del suo prorprietario – a tornare grande, a occupare di nuovo posizioni di vertice e non solo nel campionato italiano.
Da Milan-Inter a Milan-Ferencvaros sono passati cinque giorni. Amorim ha modificato qualcosa me nemmeno tanto, perché con i molti infortuni non può permettersi di cambiare tantissimo. Eppure, la squadra è stata irriconoscibile. Completamente diversa nell’approccio. Molle nelle riaggressioni, passiva nella fase difensiva, senza lucidità nelle ripartenze. Con l’aggiunta di qualche errore individuale. L’allenatore portoghese ha passato tutto il primo tempo a scuotere la testa. Molto deluso dal comportamento dei suoi, sconcertato dal dominio territoriale degli ungheresi, squadra poco più che discreta con alcuni giocatori non a livello della Serie A italiana. Eppure, la palla l’avevano quasi sempre loro, le occasioni le hanno create loro, sfortunati solo perché nel primo tempo, prima di scatenarsi con una doppietta, Joseph si è mangiato un paio di gol.
Un problema serio per questo Milan sta diventando (anzi già è) quello del centravanti. Se è vero che Gonçalo Ramos non è mai stato un cannoniere di quelli che sfondano le reti, è anche vero che tre anni di panchina al Paris Saint Germain non possono averlo reso il giocatore rassegnato e frustrato che è oggi. Non vince mai i duelli con i difensori, non incide nelle azioni offensive, dialoga a fatica con i compagni di squadra. Giocare con una punta sola, quando la punta è in queste condizioni, è un problema serio. A gennaio, Gerry Cardinale dovrà sicuramente investire in questo settore, per avere un’alternativa al portoghese o meglio ancora qualcuno da affiancare a lui. Camarda è entrato verso la fine contro il Ferencvaros, almeno ha riempito un po’ l’area come si dice adesso, ma non è andata molto meglio.
Cambiato anche il modulo iniziale del Milan, sceso in campo con un 4-4-1-1 molto scolastico, con Rabiot trequartista, con le linee molto vicine tra di loro. Una squadra che si è consegnata mani e piedi agli avversari, che in tutto il primo tempo non ha mai tirato in porta, ha proposto poche idee e confuse, si è adagiato su un modus vivendi da allenamento sotto ritmo. Un calvario, questo tardo pomeriggio di San Siro, per la squadra, per l’allenatore e per il proprietario. Ma soprattutto, un obiettivo che rischia di volatilizzarsi appena a metà strada.