È stato un anno di ciclismo davvero clamoroso. Per i risultati storici raggiunti dai due padroni incontrastati dei pedali. Il primo è Peter Sagan, capace di vincere il Mondiale per il terzo anno consecutivo, impresa mai riuscita nella storia del ciclismo. L'altro è Chris Froome, capace di iscrivere il proprio nome di vincitore, nello stesso anno, al Tour De France e alla Vuelta. Un'impresa grandiosa: dal 1998 un ciclista non riusciva a vincere due grandi giri nello stesso anno, cioè da quando Pantani vinse Giro e Tour. Se in Francia ha fiaccato la resistenza di Uran, in Spagna è stato Nibali l'ultimo ad arrendersi. La freddezza e il tipico fare da calcolatore del corridore del Team Sky non gli hanno mai fatto riscuotere grandi simpatie. La volata nell'ultima tappa della Vuelta per vincere la maglia verde, a discapito di Trentin, è acuito questo sentimento.
Poi la mazzata della positività all'antidoping. In una tappa della Vuelta, proprio quella in cui aveva staccato Nibali, ha aperto uno squarcio sulla figura di Froome. Salbutamolo oltre i limiti, il Ventolin usato per curare l'asma. L'opinione si divide: dopato o semplice leggerezza? In attesa del verdetto, Froome ha annunciato la presenza al Giro d'Italia 2018, per vincere la corsa rosa che gli manca. Potrebbe correrla sub-judice.
FROOME IN CONTROLLO NELLA CRONO, IL TOUR È SUO
PASSERELLA FROOME, SUO IL QUARTO TOUR DE FRANCE
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