Alzi la mano chi si attendeva una vittoria al Camp Nou: i più ottimisti se ne facciano una ragione, erano in minoranza. La sconfitta dell'Inter a Barcellona non ha destato stupore e rassegnazione nei tifosi nerazzurri, anche perché la classifica del gruppo B sorride comunque, ma ha fatto bene Spalletti a dare poche attenuanti alla squadra: se si vuole colmare il gap con le big in Champions League serve (molto) di più.
Detto che anche il tecnico può aver sbagliato qualche scelta iniziale - Borja Valero e Candreva non hanno convinto, meglio Politano (entrato per l'italiano) e Keita (che ha dato il cambio a Perisic) -, il vero problema dell'Inter è stato l'atteggiamento timido e vagamente prono verso una squadra che è una potenza mondiale ma aveva dimostrato di non essere al top (due vittorie, quattro pareggi e una sconfitta nelle ultime sette partite prima di ieri sera) e con Messi costretto a guardare il match dalla tribuna.
Tottenham e Psv Eindhoven avevano parzialmente fatto scordare che gran parte della rosa nerazzurra è al debutto in Champions perciò questa sconfitta - più netta di quanto dica il risultato, ditelo ad Handanovic - sia presa come occasione di crescita più che come "prevista alla vigilia" e quindi archiviata come passo falso inevitabile. Gli alibi non mettano in secondo piano l'ambizione di voler colmare il gap con chi domina oggi il calcio europeo.
La prova di San Siro, il prossimo 6 novembre, dirà molto in tal senso: due settimane dopo questa lezione e con la spinta di San Siro devono uscire la voglia di andare oltre il compitino. Il +5 sul terzo posto del gruppo mette l'Inter in una condizione invidiabile ma perdendo anche il "ritorno" contro il Barça il margine sulla qualificazione agli ottavi potrebbe scendere a due punti e il livello di tranquillità si abbasserebbe di conseguenza. Allora sì servirebbe quel coraggio reclamato da Spalletti...