Italia: Mancini, guai a non puntare su Cutrone

Il milanista sta diventando il miglior centravanti italiano. E il ct oggi non può che scegliere lui

Con qualche sberla di Gattuso e qualche assist di Higuain, con quella faccia un po' così di chi non vuole sembrare presuntuoso, Patrick Cutrone sta diventando il miglior centravanti di nazionalità italiana. Se Roberto Mancini dovesse mettere in campo oggi la sua Nazionale, la scelta più logica al centro dell'attacco sarebbe proprio lui, con buona pace del collega Di Biagio e delle ambizioni portate avanti dall'Under 21. La partita contro la Sampdoria ha confermato una tendenza che va avanti da tempo, un miglioramento costante delle prestazioni di questo ragazzo. Se è vero che c'è ancora qualcosa da migliorare dal punto di vista tattico (a 20 anni è comprensibile), impressionano favorevolmente due aspetti: il primo è il temperamento gattusiano dell'attaccante, il secondo è l'intesa così ben registrata tra lui e un giocatore come Higuain, notoriamente complicato nella costruzione delle convivenze con altri compagni di reparto. Animale solitario per vocazione, Gonzalo stupì tutti con il famoso assist per Cutrone alla fine di Milan-Roma. Poteva essere un caso, invece la storia si è ripetuta a varie riprese. I due insieme funzionano, soprattutto ora che si è passati al 4-4-2. 

L'azzurro, dunque. Un azzurro che Cutrone ha già assaggiato per un quarto d'ora nella gestione Di Biagio contro l'Argentina. Ma che adesso meriterebbe al cento per cento. Soprattutto per una vera mancanza di concorrenza. Nelle ultime due partite della squadra azzurra, Mancini ha scelto di mandare in campo la squadra senza un vero centravanti. è chiaro però che non si può andare avanti per sempre con il falso nueve ed è anche vero che gli altri convocabili non danno garanzie. Il solito Balotelli si trascina tra una bilancia che lo condanna e una condizione che non torna, Belotti non riesce a uscire da un tunnel imboccato troppo tempo fa. Cutrone riesce a incidere sia quando entra a partita in corsa sia quando parte dal primo minuto. Nel Milan è già una realtà e Mancini, che si attaccanti se ne intende, non può certo ignorare queste considerazioni. Meglio un vero nueve con qualcosa da imparare che un falso nueve.