"Tra gli alberi c’era una donna che stava lavandosi. La donna non si accorse della mia presenza. Era nuda e stava lavandosi ad una delle pozze, accosciata come un buon animale domestico. Mentre la osservavo, pensai che mi avrebbe indicato la strada e così non sarei dovuto tornare al ponte. Una donna che si lava è spettacolo comunissimo quaggiù, e indica la vicinanza di un villaggio. “C’è di tutto in questa boscaglia” dissi. E continuai a guardar la donna. Anzi sedetti, mi accorgevo ora di essere veramente stanco dopo l’inutile marcia della mattinata».
Comincia così, in un clima di calma apparente, la violenta epopea di un tenente italiano e della giovane Mariam, nel capolavoro di Ennio Flaiano Tempo di uccidere. Una infatuazione destinata a concludersi in tragedia almeno per lei; sorte migliore spetta al protagonista del romanzo, che riesce a rientrare in patria dopo essersi liberato del proprio senso di colpa. La cornice storica è quella della sanguinosa occupazione italiana dell’Etiopia, è il 1936 quando Mussolini proclama il ritorno dell’impero dall’alto di Palazzo di Venezia, dinanzi ad una folla in visibilio: nasce l’Impero dell’Africa Orientale Italiana, apogeo dell’espansionismo fascista.