Ai posteri l'ardua sentenza. Una volta si diceva così e - per provare a fare un bilancio del Mondiale ferrarista - forse ed è il caso di attendere lo sbocco naturale della stagione - il prossimo 20 novembre ad Abu Dhabi - per contraddistinguerne più precisamente il segno. Perché il secondo posto nel Mondiale Costruttori - migliorativo del terzo del 2021 - è ancora oggetto del contendere con Mercedes. Anche se è indubbio che la seconda incoronazione consecutiva di Max Verstappen con quattro gare di anticipo sul "sipario" di Yas Marina, al termine un Mondiale scattato con due successi rossi nei primi tre GP, rappresenta il vero e più grave "vulnus" del 2022 di Maranello, all'incombere del tramonto di una stagione nata sotto le luci di un'alba carica di promesse rosse. Solo in parte mantenute.
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Le luci e le ombre ferrariste... Già, dalla doppietta by night di Sakhir, al bis vincente di Leclerc nel suggestivo crepuscolo di Melbourne tra i viali di Albert Park, passando per il doppio podio di Charles&Carlos a Jeddah... alle spalle di Verstappen. È stato proprio lo straordinario avvio stagionale delle F1-75 a disegnare molto presto (troppo presto) contorni definiti e realistici intorno al sogno di festeggiare con titoli sonanti (quelli iridati, non quelli della stampa) il significativo anniversario di fondazione della Casa di Maranello: tre quarti di secolo. La svolta che in fondo non era arrivata con il successo di SuperMax sulla Corniche saudita però avrebbe preso corpo proprio in casa del nemico (ad Imola, naturalmente), segnando di fatto un punto di non-ritorno.
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Quattordici vittorie Red Bull su diciotto gare, nell'arco di sette mesi: dodici firmate da Verstappen, le rimanenti due da Perez, primo a Montecarlo ed a Singapore in nome e per conto (meglio sarebbe dire: in assenza) del numero uno. Una sequenza impressionante, interrotta da due soli successi ferraristi: la prima volta di Sainz con la Ferrari (GP d'Inghilterra, dopo tre mesi abbondanti di digiuno delle Rosse) ed il terzo sigillo stagionale di Leclerc al GP d'Austria. Quello perso tra le "stazioni" di Silverstone e Spielberg è stato l'ultimo treno 2022 perso da Maranello: una doppietta back-to-back che - messa a segno contro un avversario nel pieno della propria miglior forma - avrebbe dovuto rappresentare un rilancio in grado quantomeno di dare tutt'altro spessore e tutt'altra suspense alla volata per il titolo.
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Sarebbe andata diversamente, è andata diversamente. All'efficacia delle F1-75, dei loro piloti e dell'intero team nella caccia alla pole position, non è seguita dalla ripresa dopo la pausa estiva una resa sulla distanza altrettanto produttiva, con visioni di gara ripetutamente non all'altezza della concorrenza ed il risultato di dover abbandonare ancora prima dello snodo di Monza la rincorsa a Verstappen ed alla Red Bull e la necessità di tenere più spesso d'occhio gli specchietti retrovisori per monitorare la rimonta dell'altro Cavallino: quello di Stoccarda.
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E con questo siamo tornati all'inizio: alla necessità di tenere a freno il "giudizio finale". Quantomeno sospenderlo, in attesa degli ultimi quattro appuntamenti stagionali e della volata finale per il secondo posto tra i Costruttori. Senza peraltro dimenticare che - con la concreta possibilità di ritoccare verso l'alto lo score - Leclerc e Sainz hanno fin qui messo a segno quattro vittorie: una in più delle tre - consecutive - del 2019 (dopo il doppio passaggio a vuoto del 2021 e del 2020), una in meno del 2018, quando sulle Rosse c'erano Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Il primo ormai vicinissimo al passo d'addio, il secondo già da un anno felicemente ai box. Come dire, tutta un'altra storia ma un tirmbo iridato che continua a mancare: al palmarès maranelliano ma soprattutto al cuore della passione rossa.
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