L'ANALISI

Milan "squilibrato" alla meta: attacco da record, ma la difesa è da brividi

Nelle ultime otto gare i rossoneri hanno tenuto il passo di Inter e Juventus (segnando molto più di entrambe), ma continuano a rischiare troppo dietro. Pioli spinge la sua squadra in avanti, ma basterà per rientrare nella corsa tricolore?

di Alessandro Franchetti

Dall'altra parte dell'Oceano, Gerry Cardinale si sarà leccato i baffi: non c'è niente di più americano del suo Milan di oggi. Gol fatti a valanghe, gol subiti pure, ma visti i risultati in campionato, indubbiamente positivi dall'Atalanta in avanti (quindi nelle ultime 8 giornate: 6 vittorie e 2 pareggi), non c'è molto che si possa dire a Stefano Pioli. In fondo lo scudetto non è ancora del tutto abbandonato e il terzo posto è blindato, blindatissimo, il che, alla resa dei conti, significa anche aver messo in cassaforte il principale obiettivo stagionale, vale a dire la qualificazione alla prossima Champions League. Il fatto è però che ogni volta sembra di assistere alla gara degli schiaffi. Presente quello sport assurdo - sport si fa per dire - in cui due energumeni si prendono uno sberlone a testa fino che uno non va giù come una pera? Ecco, quella roba lì. Per capirci: tre partite, 7 punti, 8 gol fatti e 6 subiti. Più un paio di rigori sbagliati, giusto per non farsi mancare nulla. Insomma, tutto bene fin che dura perché, e di questo si è lamentato Pioli dopo il 2-2 contro il Bologna, non si possono fare sempre tre gol per vincere una partita. 

Come si direbbe, non fa un plissé, anche se qualche giustificazione non gliela si può negare (mezza difesa in infermeria e Maignan, anche Maignan, non proprio in grande spolvero...) e almeno uno dei grandi difetti dello scorso campionato è stato abbondantemente corretto. Ricordate il Milan che segnava poco? Ecco, il secondo miglior attacco di questo campionato lo ha mandato in archivio. Il problema è che per trovare una difesa peggiore (27 gol subiti in 23 partite!) è necessario scivolare in classifica fino al 12imo posto del Monza (28 gol) prima delle ultime otto, non a caso coinvolte chi più chi meno nella lotta per non retrocedere. In altre parole, attacco da scudetto (nelle ultime otto gare 20 gol fatti, 7 in più di Inter e Juve), difesa (quasi) da retrocessione. E non è proprio il massimo dell'equilibrio. 

A Frosinone come a Udine o in casa contro il Bologna la sensazione che i rossoneri danno è sempre la stessa: possono vincere più o meno con tutti (Inter e Juve in questo momento sono superiori), ma anche perdere o pareggiare contro chiunque. Che, in altre parole, significa aspettarsi una seconda parte di stagione con il fiato sospeso, sempre in bilico tra apoteosi e apocalisse, una corsa scudetto che potrebbe riaprirsi e una zona Champions da non farsi scivolare via dalle mani. In tutto questo non mancano i paradossi: ad esempio, possibile che nel secondo miglior attacco del campionato il giocatore con maggiore talento, Leao, sia fermo a quota tre gol e non segni da settembre? Se solo si risolvesse questo problema servirebbero cuori meno forti per godersi le partite del Milan. Ma questo è un altro discorso.

Quel che conta oggi e aver creato un solco tra sé e le inseguitrici - tutte lontanissime - e aver tenuto accesa una fiammella di speranza scudetto. Inter e Juve, almeno nelle ultime otto gare, hanno un cammino pressoché identico a quello del Milan e qualche piccolo segnale di rallentamento lo hanno dato. Correre con loro è quasi impossibile, ma la strada è ancora lunga e non si sa mai. A meno che, a furia di giocare a darsi sberloni, Pioli non finisca per prenderne uno così forte da finire al tappeto.